

Secondo le rilevazioni dell’Ufficio statistico di Roma Capitale, le donne sono state protagoniste del rilancio occupazionale, ma restano anche le più penalizzate
Il 2024 è stato un anno d’oro per il lavoro a Roma. La Capitale ha registrato i migliori dati occupazionali degli ultimi dieci anni, superando i livelli pre-pandemia e confermandosi come uno dei principali motori economici del Paese.
Dietro questa crescita, però, si nasconde una realtà più complessa, fatta di diseguaglianze di genere e precarietà che continuano a pesare sul mercato del lavoro romano.
Secondo le rilevazioni dell’Ufficio statistico di Roma Capitale, le donne sono state protagoniste del rilancio occupazionale, ma restano anche le più penalizzate.
Nonostante abbiano “trainato” la ripresa, continuano infatti a scontare un forte divario rispetto agli uomini, soprattutto in termini di stabilità contrattuale e orari di lavoro.
A Roma, circa il 17% delle posizioni lavorative è a tempo parziale, in linea con la media nazionale. Nella sola area metropolitana si contano oltre 316mila lavoratori part time.
Nel 2024 il dato complessivo è calato del 7%, ma il calo ha riguardato quasi esclusivamente gli uomini (–17,1%), mentre le donne restano fortemente rappresentate in questa forma contrattuale: il 73,7% dei part time è femminile.
Un dato che racconta molto: nella maggior parte dei casi non si tratta di una scelta libera. Il 59,9% delle donne con orario ridotto, quasi 6 su 10, lavora part time in modo “involontario”, per conciliare impegni familiari e lavorativi, come si legge nel report comunale.
A pesare sulla componente femminile è anche la diffusione dei contratti atipici, ovvero a tempo determinato o con forme flessibili. Nella città metropolitana di Roma si tratta di circa 211mila lavoratori, pari all’11,5% dell’occupazione complessiva.
Le donne, ancora una volta, risultano più esposte: il 13,4% delle occupate ha un impiego precario, contro il 10% degli uomini.
La fotografia che emerge è chiara: Roma cresce, ma non in modo equo. La ripresa post-Covid ha ridato fiato al mercato del lavoro, ma il divario di genere resta una ferita aperta.
E mentre la Capitale si proietta verso un futuro più dinamico e innovativo, la sfida per i prossimi anni sarà quella di trasformare la crescita in uguaglianza, rendendo il lavoro un diritto pienamente accessibile, stabile e dignitoso per tutti.
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