

Si è svolto presso l’Auditorium dell’Ara Pacis nella giornata del 20 ottobre 2017 il secondo Convegno sul complesso delle Mura Aureliane.
La Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale in collaborazione con le università La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre ha proposto, ha organizzato e curato la presentazione dei numerosi e vari studi ed analisi della cinta difensiva della città nel cosiddetto periodo medievale, ovvero da papa Onorio a papa Nicolò V.
I numerosi e accurati i contributi presentati hanno dato la possibilità ai partecipanti di soffermarsi sulle evoluzioni e sui continui e innovatiti riusi dell’impianto murario nel corso dei secoli.
Nel corso della giornata è stato anche presentato il volume degli Atti del primo Convegno (Le Mura Aureliane nella storia di Roma.1. Da Aureliano a Onorio) svoltosi nel 2015.
Costruite alla fine del III secolo d.C. per difendere Roma dagli eventuali attacchi delle popolazioni barbariche, le mura ad oggi, con i 17 km di costruzioni, rappresentano, ancora oggi, una tra le cinte murarie meglio conservate dell’antichità.
Un monumento alla potenza di Roma, un monito verso coloro che cogliendo il lento ed inesorabile declino della potenza romana volevano provare ad attaccare e sconfiggere l’Urbe.
Un monumento, appunto, ovvero una costruzione realizzata per ricordare e far ricordare che Roma, nonostante tutto, era (ed è) ancora in grado di stupire.
Le mura, nel corso dei secoli, hanno subito modiche che, comunque, mai hanno snaturato la loro funzione, anche quando le modalità e le caratteristiche delle guerre e delle tecniche di assedio erano notevolmente differenti da quelle che si utilizzavano alla fine del III secolo d.C.
Riusi, restauri, rinforzi, nuove forme di richieste di protezione (non più gli dei pagani, ma i santi cristiani) sono stati gli strumenti che hanno permesso a questi splendido e monumentale esempio di tecnica costruttiva romana di giungere fino a noi.
Certo, le mura chiudevano una città che aveva bisogno di protezione, che aveva bisogno di frapporre un confine fisico tra un “dentro” controllato e controllabile e un “fuori”, non meglio specificato, che era incontrollato e incontrollabile.
Oggi le mura sono parte integrante di un tessuto urbano che è andato ben oltre il perimetro che delimitavano nell’antichità, ma, purtroppo, sono ancora viste e pensate come un limite di confine tra una Roma bella e monumentale e, a torto, una Roma triste e amorfa. Bisognerebbe cominciare e ripensare al ruolo delle mura, a non considerale solo come un confine, ma al contrario riproporle come una delimitazione interna nel complesso di una città che anche al di fuori di esse può, e deve, offrire la possibilità di cogliere e godere della sua bellezza e monumentalità.
Sono molte le testimonianze che ci sono giunte dal passato, ed alcune anche di pregevole bellezza e monumentalità e che si trovano ben al di furi del complesso delle Mura Aureliane, ma questo, forse potrebbe essere l’oggetto di un prossimo possibile convegno…”Roma oltre le Mura Aureliane”.
Olga Di Cagno
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