

Ritorna a Roma dopo molti anni l’energia aggressiva di Mirò
Dopo molti anni dall’ultima retrospettiva a Roma, il Chiostro del Bramante offre il suo spazio espositivo ad grande artista del Novecento: Joan Mirò. Dal 16 marzo al 10 giugno 2012 oltre 80 lavori, tra cui 50 olii, terrecotte, bronzi e acquerelli sono presenti nella mostra: ‘Mirò! Poesia e luce’.
Mirò è il pittore, lo scultore e sperimentatore di materiali sempre nuovi, capace di dar vita ad immagini simboliche, di archetipi, di miti, evocati dall’inconscio e dal conscio secondo una fantasia fanciullesca. I suoi sono lavori ricchi di immagini elementari colorate con colori primari, che hanno origine nel sogno, come le stelle, la luna, gli insetti, gli animali, la natura. Per Mirò “il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo” (1959).
L’artista catalano è sicuramente uno dei più grandi protagonisti del Surrealismo, interprete di una dimensione fantastica e fiabesca attraverso un astrattismo lirico fatto di pochi e calibrati segni grafici.
L’esposizione, curata da María Luisa Lax Cacho, offre l’ultima produzione del maestro, quella che realizzò negli ultimi trent’anni della sua vita a Maiorca, e si suddivide cronologicamente e tematicamente nelle nove sale del percorso. In mostra sono presenti alcuni capolavori di Mirò, gli olii Donna nella via (1973) e Senza titolo (1978); i bronzi come Donna (1967); gli schizzi tra cui quello per la decorazione murale per la Harkness Commons-Harvard University, tutti provenienti da Palma di Maiorca dove la Fundació Pilar i Joan Miró detiene molte opere dell’artista, concesse in via del tutto straordinaria per l’anteprima italiana.
Anche le opere esposte parlano del profondo anticonformismo dell’artista catalano. E’ il suo anticonformismo per gli avvenimenti politici e sociali che lo porta, negli ultimi anni della sua vita, ad un volontario isolamento, alla libertà della solitudine e del lavoro. Diventa così interprete della tragicità del mondo che esprime attraverso un’energia aggressiva. E’ lui stesso a dichiarare che più andava avanti con l’età e più si sentiva ribelle.
La mostra si conclude con un’opera dell’artista del 1981, quando, anziano nel corpo ma non nella mente, affronta con violenza il proprio universo pittorico e vuole “uccidere la pittura”. Non ucciderla per annullarla ma per trovare quelle immagini che esprimano la violenza e la drammaticità del suo tempo, è in questo periodo che abbandona il mondo del Surreale per manifestare una profonda apertura verso le tendenze emergenti e un rinnovato interesse per le arti grafiche. Mirò amava dire di sé: “Non sono un incisore né un pittore, ma uno che tenta di esprimersi con tutte le tecniche”.
Nella parte finale dello spazio espositivo è stato ricostruito lo Studio Sert nel quale l’artista catalano creò i suoi capolavori. Sono esposti anche tutti gli oggetti, i pennelli e gli strumenti che Miró usava nella sua attività artistica e che si sono conservati grazie all’attività della Fundació Pilar i Joan Miró.
Scrive Gillo Dorfles in un suo saggio sull’artista catalano: “L’incontro di fantasia e di controllo, di oculatezza e di generosità, che forse si può considerare una caratteristica della mentalità catalana, può spiegare, in parte almeno, la base fondamentale dell’arte e della personalità di Joan Miró”.
“Mirò! Poesia e luce” al Chiostro del Bramante, via della Pace. Per informazioni e prenotazioni: 06.916508451 o www.chiostrodelbramante.it.
Biglietti: intero € 12.00, ridotto € 10.00.
Orario apertura: tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00, sabato e domenica dalle 10,00 alle 21,00 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Foto di Federico Ridolfi
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