Moneta romana svela il gusto dell’amare degli antichi romani

Il reperto attesterebbe l’esistenza di un bordello nel I secolo d. C. a Londra
di Serenella Napolitano - 29 Maggio 2012

Forse non è una novità che nel mondo antico l’amore non aveva così tanti tabù. Ce lo raccontano i resti dei lupanari o ce lo ricorda nei versi belli e raffinati proprio un autore del tempo, Ovidio che ha dato ai posteri l’Ars Amatoria e gli Amores, opere in cui si affrontano proprio le gioie e i dolori dell’amare.

Ma oggi la scoperta è stata un’altra: sembrerebbe che i romani furono ‘maestri’ nel mercato della prostituzione. Trasformare il sesso in un fiorente business è stato un vero e proprio messaggio moderno, oggi è applicato, ad esempio, in alcuni paesi europei e i ricavi delle prestazioni sessuali, erano soggetti a tasse, costituendo una voce consistente nel bilancio dell’impero.

A testimoniare quanto detto una moneta databile al I secolo d.C. ritrovata da Regis Cursan, 37 anni, di professione pasticcere. L’uomo scandagliando il fango sulle rive del Tamigi, ha recuperato il primo esemplare, finora rinvenuto, in Gran Bretagna di spintria, una sorta di gettone utilizzato per pagare le prestazioni sessuali.

Interessante comunque la testimonianza di un’archeologa inglese: “Certo è – ha dichiarato l’archeologa inglese Caroline Mc Donald – che dietro questo ritrovamento dobbiamo leggere una delle tristi storie a cui assistiamo ancora oggi. Sicuramente nei bordelli lavoravano schiave straniere, le stesse che possiamo contare a decine lungo le vie delle nostre città moderne”.

“Al momento del ritrovamento – ha commentato Cursan – ho pensato che fosse una moneta romana come tante altre. Successivamente mi hanno spiegato di cosa si trattava e allora mi sono davvero emozionato”.

Il reperto archeologico presenta, su una faccia, la raffigurazione di un uomo e una donna intenti a fare sesso, mentre sull’altra riporta il numero XIIII, ovvero, secondo gli studiosi, il costo della prestazione in assi (la moneta in uso a Roma già dal IV secolo a.C.). Un prezzo assolutamente abbordabile per il portafoglio dei clienti, se si pensa che, con la medesima cifra, si potevano comprare sette forme di pane o pagare un bracciante per un’intera giornata.

Ben più cauto è stato Roger Wilson, docente di Archeologia dell’impero romano alla British Columbia University. Il professore ha interpretato la moneta come semplice gettone per giochi da tavolo raffigurante una scena d’amore, e ha affermato che il numero XIIII potrebbe essere riferito alla “posizione” illustrata in un ipotetico Kamasutra di epoca romana. Per ora il reperto è stato trasferito al Museum of London, e dopo duemila anni nel fango, a differenza di quanto spesso accade in Italia, abituati ai ritrovamenti di resti ancora più importanti, la prima spintria d’Inghilterra si ritroverà sotto parecchi riflettori.


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