

Monaco di Baviera, 29 Febbraio - 29 Marzo 2012
Resterà aperta per l’intero mese di marzo la nuova mostra di Alfiero Nena presso l’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, ideata e curata da Luigina Bortolatto critico e storico dell’arte. La stessa Bortolatto curò nel 1994 il testo monografico “Alfiero Nena, l’ombra e la grazia” Ediz. Progetto Gutenberg di Roma, un corposo catalogo delle opere di Nena che raccoglieva anche le critiche di Robert Gibbs, Aldo Spinardi e Mario Ursino. Saranno esposte a Monaco opere in ferro e bronzo, molte delle quali recuperate, grazie all’intervento della Polizia di Stato di Roma, dopo un recente furto presso il Museo dello scultore di Via del Frantoio nella stessa città. Assicurate e imballate in una speciale spugna chimica che non permette alcun urto, con i mezzi messi a disposizione dalla Sogester di Luigi Polito di Roma (che ha curato anche la realizzazione di un pregevole, piccolo catalogo), sono partite per la Germania le opere scelte per la mostra. Tra queste tutte e cinque le opere in ferro (Abramo, Sara, Abramo e Isacco, Giacobbe), che fanno parte della grande scultura (circa 8 m. di altezza) “IHWH, il nome di Dio” (1999, ferro, m.8x4x3) che Nena scolpì in soli 29 giorni come opera emblematica per una conferenza in preparazione del Grande Giubileo del 2000 nella Basilica Patriarcale di S.Giovanni in Laterano, Madre e Capo di tutte le chiese. L’opera fu realizzata ex novo, appositamente per la conferenza del 26 gennaio 1999 che aveva per tema "Il nome di Dio" e che vide protagonisti i relatori Cardinal Cristoph Schonborn, Arcivescovo di Vienna e lo scienziato Prof. Antonio Zichichi. La scultura s’innalza a mo’ di grande fiamma e si rifà alla pagina del Roveto ardente dell’Esodo (Es. 3, 13-16) concretizzando nella materia ferrosa il misterioso incontro tra l’uomo e Dio. Un’opera assai impegnativa – ci dice il Prof. Luigi Matteo che conosce bene il Maestro – in quanto scolpita in ferro, misteriosa materia, dura, eterna se non fosse attaccata dalla ruggine e che rappresenta bene il parallelo con l’umano, meravigliosa materia, eterna se non fosse attaccata dalla malattia e dalla morte. Nena ha portato ad altezze sublimi questo materiale prediletto esplorando dove nessuno era mai passato, forte di una passione e di una scuola ereditate dal papà che fu il suo primo maestro. Questa particolarissima arte non prevede che una forgia, un ferro incandescente, un martello, un’idea fissa e tanta forza fisica. Poi la tecnologia ha regalato anche la fiamma ossidrica, il frullino, il maglio automatico, e così sono usciti dalle mani di Nena capolavori assoluti come il Cristo astaurotico (senza croce, oggi a Lozzo di Cadore), quello di Castagno d’Elsa, i magnifici Atleti che furono esposti a Villa Pisani di Strà nell’ambito della Biennale di Venezia nel 1995. Ma in questa rassegna ci sono anche dei bronzi importanti come Maternità, Amanti, Attesa, Antilope, Mucca con vitellino nel paesaggio, Lancio del giavellotto, splendide opere che identificano subito il suo stile dolcissimo e drammatico e che hanno accompagnato l’artista nelle mostre più importanti.
La mostra di Monaco ha per titolo "Dramma religioso e profano nella scultura di Alfiero Nena". “L’elemento bipolare del dinamismo – scrive Luigina Bortolatto, nel catalogo di presentazione della mostra da lei curato – viene considerato da Alfiero Nena in maniera preponderante, durante la fase in cui tratta il ferro, trovando nella dimensione materia la crudezza del segno e lo scatto del movimento in atto. Mentre scopre nell’altro elemento contraddittorio, quello della plasticità, la soluzione metaforica della terracotta e la fusione a tutto tondo del bronzo senza peraltro allentare il moto in atto. Il maestro mostra acutamente di aver assimilato l’insegnamento boccioniano, attraverso la considerazione dell’unità di struttura e di movimento, soprattutto della continuità della linea-forza nello spazio. Trevigiano di origine ha dimostrato di superare il dramma martiniano della scultura lingua morta avendo Arturo Martini confessato l’impossibilità di rappresentare nella statuaria i valori pittorici. In effetti la scultura di Nena conferma l’unità sia della struttura della statuaria che dei valori pittorici, attraverso lo scorporo della materia, ottenendo la felice modulazione del chiaro-scuro proprio della pittura, attraverso la scansione tra il vuoto in ombra e il pieno in luce”
Fanno da corona al "Dramma religioso e profano nella scultura di Alfiero Nena" i dipinti di "Giancarlo Flati: “dai qubits ai nodi del tempo" nei quali si esplora nell’arte il quantum bit ovvero l’unità di misura dell’informazione codificata per la computazione quantistica. “…Pur diversi tra di loro per personalità e per percorso artistico, – scrive nello stesso catalogo Giovanna Gruber Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Monaco di Baviera – entrambi hanno in comune un aspetto fondamentale: la capacità di guardare nel profondo. Nell’opera dello scultore Alfiero Nena l’anima umana assume un significato centrale. Le sue sculture in ferro, bronzo e terracotta rivelano grande sofferenza, fede profonda o anche silenzioso amore materno. Siamo grati alla Dottoressa Luigina Bortolatto… Per l’Istituto di Cultura di Monaco di Baviera è questa una straordinaria opportunità per presentare due artisti italiani meritevoli di essere conosciuti e apprezzati in loco”.
Alfiero Nena (www.alfieronena.it) è nato a Treviso nel 1933 dove è rimasto fino all’età di 27 anni. Nel 1959 parte per Roma e sceglie questa città per portare avanti la sua arte. Qui approfondisce la sua formazione e si diploma all’Accademia delle Belle Arti sotto la guida di Emilio Greco. Ha insegnato in vari Licei Artistici e Istituti d’Arte della Capitale fino al 1995. Nena ha collocato opere in tutto il mondo e tra queste ricordiamo: Madonna del Soccorso, monumentale statua in bronzo nei resti romani di Villa Jovis sul Monte Tiberio a Capri; la Resurrezione in ferro nell’Aula Magna dell’Augustinianum e la Grande Quercia in ferro all’Ente Enpaia entrambe in Roma, il Cristo Lux mundi in bronzo della Basilica di S. Maria del Popolo a Roma e il Cristo crocifisso in ferro sulla facciata della chiesa parrocchiale di Lozzo di Cadore. Oltre alle opere situate in molte piazze di Roma ricordiamo quelle accolte al Museo del Tesoro di S. Pietro in Vaticano: Madonna dell’Accoglienza in bronzo, Cena in Emmaus, altorilievo, Porta in ricordo di Papa Giovanni Paolo II in bronzo, Deposizione in ferro, Maternità in terracotta e, fin dal 1969, nelle Sacre Grotte Vaticane: la Cancellata in ferro della Cappella Lituana. In Via del Frantoio a Roma nel 1992 ha fondato il Centro Fidia che ogni anno assegna il Premio agli alunni delle scuole romane che si sono distinti nel campo dell’arte. È membro del Comitato d’Onore e del Consiglio Direttivo dell’E.I.P. (Ecole Instrument de paix) e Presidente onorario dell’A.N.S.I. (Associazione Nazionale Scultori d’Italia). L’artista vive e lavora a Roma nel V Municipio Tiburtino.
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