

Sulla sua testa pendeva infatti un ordine di carcerazione emesso dall'Ufficio Esecuzioni Penali della Procura di Velletri
Un weekend di ansia per una compagna preoccupata, un dispiegamento di forze per rintracciarlo e, infine, la notifica di un ordine di carcerazione.
È l’insolita parabola di un uomo di 47 anni, residente a Nettuno, la cui “fuga” per motivi personali si è conclusa con l’intervento dei Carabinieri della stazione locale e l’applicazione della detenzione domiciliare.
Tutto ha inizio quando la convivente dell’uomo si presenta in caserma, visibilmente allarmata: del compagno non si hanno notizie dal pomeriggio di venerdì 6 marzo.
Il protocollo, in questi casi, è ferreo: viene immediatamente attivato il Piano Provinciale per la ricerca delle persone scomparse. Pattuglie e militari iniziano a setacciare il territorio, temendo il peggio o un malore improvviso.
Le ricerche non durano molto. L’uomo viene rintracciato proprio a Nettuno, a breve distanza dalla sua abitazione.
Ai militari che lo fermano, il 47enne confessa con estrema naturalezza di essersi allontanato di propria volontà senza avvisare nessuno, spinto da generiche “ragioni personali”.
Ma una volta accertato che l’uomo sta bene e revocato il piano di ricerca, per lui arriva il “conto” con la giustizia.
Sulla sua testa pendeva infatti un ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura di Velletri.
Il destino ha voluto che il ritrovamento coincidesse con l’esecuzione del provvedimento: l’uomo deve espiare una pena di un anno di reclusione per reati commessi ad Albano Laziale ormai dieci anni fa, nel 2015.
I Carabinieri lo hanno così riaccompagnato in quella stessa casa da cui si era allontanato, ma questa volta in regime di detenzione domiciliare, dove dovrà restare per scontare il suo debito con la legge.
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