Nota del Presidente del VI municipio sul Pigneto

Giammarco Palmieri replica alle dichiarazioni del Comitato di Quartiere
riceviamo e pubblichiamo - 21 Luglio 2008

Ho letto con attenzione il comunicato stampa del Comitato di Quartiere Pigneto, nel quale si accusa l’amministrazione municipale di voler fare carta straccia del Contratto di Quartiere. A parte la scorrettezza di non utilizzare i momenti di discussione collettiva per lanciare allarmi di questo tipo, preferendo colpire a “freddo”, nel momento in cui gli interlocutori non possono controbattere in un confronto aperto e costruttivo, è singolare che chi parla di partecipazione dei cittadini alle scelte si inalberi perché l’amministrazione municipale sta portando alla discussione collettiva un’idea forte. Talmente forte, evidentemente, che non si riesce a controbatterla nel merito e quindi si preferisce spostare la discussione su decisioni prese sei anni fa.

La proposta della maggioranza che governa il Municipio, e non di parte di essa (se su una maggioranza di 16 consiglieri un solo consigliere esprime dissenso la decisione è comunque presa, e la correttezza politica ed istituzionale mi ha portato a dichiarare pubblicamente che il gruppo di Sinistra Arcobaleno ha espresso un’opinione diversa da quella degli altri gruppi della maggioranza, che, ripeto, contano per 15/16 della maggioranza), è quella di creare nell’area ex Serono un centro culturale aperto a tutti i cittadini, che ruoti attorno ad una biblioteca, di cui c’è tanto bisogno nel quartiere Pigneto visto che l’attuale sede è, per opinione unanime, inadeguata e pericolosa, che garantisca spazi per progetti di associazioni territoriali, per discussioni e momenti di partecipazione, con un’importante dotazione informatica.

Nessuno ha mai parlato di “affidare” spazi, in quanto siamo ancora alla fase della discussione dell’idea con il quartiere, e se questa, come mi è parso dalla prima assemblea, dovesse incontrare il favore del territorio, solo allora si scenderebbe sul piano tecnico a discutere l’organizzazione degli spazi.

Credo che il Contratto di Quartiere sia stato un percorso importantissimo per il quartiere, ma che a molti anni di distanza dalla sua approvazione sia necessario valutare se le proposte in esso contenute siano ancora attuali e rispondenti alle esigenze di un quartiere che in questi ultimi anni si è profondamente trasformato.

Ad esempio, non so se in tempi di connessioni wireless, di diffusione della banda larga, di grande penetrazione dei Pc nelle case e di presenza sul territorio di tantissimi Internet point sia ancora rispondente alle esigenze del territorio una piazza telematica, esperienza che dovunque è stata sperimentata non ha prodotto risultati incoraggianti. E’ previsto peraltro un finanziamento per la gestione della piazza telematica; perché, allora, invece di garantire a qualcuno molte decine di migliaia di euro per gestire un posto dalla dubbia utilità, non utilizzare quei soldi per allestire uno spazio pubblico in cui tutti i cittadini possano trovare un servizio d’interesse? La domanda è semplice: è più utile per il territorio una biblioteca o una piazza telematica? Investire 90 mila euro per una piazza telematica, di cui 40 mila da dare ad un soggetto privato per la gestione dello spazio, oppure per allestire un centro culturale aperto a tutti i cittadini?

Per quanto riguarda lo spazio di via del Pigneto, dove il Comitato di Quartiere propone di realizzare la nuova biblioteca, cito testualmente il testo del Programma I Centri arrivano in periferia, che raccoglie i risultati di processi partecipativi, che prevede lì una biblioteca del cinema: “Il progetto di realizzare una biblioteca sul cinema in un piccolo locale degradato situato in via Prenestina, nasce da una proposta dei cittadini che si sono opposti alla realizzazione di un parcheggio multipiano in cortile, attualmente in stato di degrado. Una decisione condivisa dal Comune di Roma anche in relazione al nuovo polo sulla cultura cinematografica che si sta delineando nel quartiere Pigneto con la nascita del cinema Aquila”.

Come si vede la proposta è diversa da quella avanzata oggi dal Comitato di Quartiere. Evidentemente in alcuni casi la partecipazione è un feticcio i cui esiti, anche a distanza di anni, non possono essere ridiscussi, in altri può tranquillamente essere rimessa in discussione modificandone le decisioni.

E la casa del Municipio: c’è qualcuno che pensa di poter occupare stabilmente spazi pubblici per attività di qualche comitato? O forse non sarebbe meglio utilizzare gli spazi con un mix di funzioni? Quando ci sono assemblee e momenti di partecipazione si possono fare tranquillamente; quando non ci sono, perché tenere occupato uno spazio che potrebbe ospitare un servizio? Mi pare che la logica di base sia quella dell’orticello.

Questa è la proposta. Fatta alla luce del sole, di fronte ai cittadini, come è costume di questa amministrazione. Rivendico con forza questa proposta, perché credo che da un lato sia dovere dell’amministrazione proporre ai cittadini soluzioni in grado di migliorare la qualità della loro vita, dall’altro perché sono convinto che oggi questa sia una risposta molto efficace al bisogno di servizi di qualità che i cittadini del Pigneto segnalano con forza.

Non è mio compito dare indicazioni ad un Comitato di Quartiere, ma credo che quello del Pigneto farebbe bene a sforzarsi, come sta facendo l’amministrazione municipale, di comprendere quali sono veramente i bisogni dei cittadini, stando sul merito e sulla quotidianità delle cose, invece che lanciare proclami ed anatemi che rischiano, a mio parere, di limitare la sua capacità di rappresentare altri al di fuori di se stesso.

Giammarco Palmieri
presidente del VI municipio


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