Nuove scoperte nel complesso del Carcere Mamertino a Roma

Tra ritrovamenti di epoca romana e affreschi di epoca cristiana: ecco il nuovo percorso di visita

E’ stato presentato alla stampa il 20 gennaio 2011 attraverso una visita guidata, in quello che è stato definito il monumento più misterioso e complesso dell’area archeologica del centro di Roma, il Carcere Mamertino o più precisamente il Carcer Tullianum, sito proprio nei pressi del grande arco di Settimio Severio, a due passi dal foro romano.

Ad illustrare le nuove ricerche avutesi nelle due campagne di scavo, la prima nel lontano 2000 e la seconda nel 2010, l’archeologa della Sovrintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma Patrizia Fortini, studiosa e responsabile degli scavi che grazie alla sinergia della sezione Arte Sacra e Beni Culturali del Vicariato di Roma, e l’Opera Romana Pellegrinaggi, hanno rielaborato il nuovo percorso museale rendendolo fruibile ai visitatori.

Durante la spettacolare visita all’interno del Carcer che ha avuto come filo conduttore l’evoluzione del sito da carcere a luogo di culto, voluto nel 314 d. C. da papa Silvestro che lo dedicò a S.Pietro in Carcere, la dott.ssa Fortini ha spiegato le recenti scoperte avutesi nell’ultima campagna di scavo. Sono stati riconosciuti un complesso di ambienti integrato nel sistema delle mura di sostruzione difensiva delle pendici del Campidoglio, databili dall’età regia, ovvero il VI a.C., e l’utilizzo dell’ambiente per tutto il periodo repubblicano così come attestato dalla dedica in travertino sulla facciata principale della chiesa.

“Durante gli scavi, sono emersi oltre alle mura di età regia, delle costruzioni di VIII a.C., come dimostra un reperto di ceramica, recuperato durante un carotaggio, riferibile a quest’epoca- spiega la Fortini- inoltre sono stati rinvenuti tre scheletri, riferibili ad un uomo di grossa statura, una donna e un bambino, anch’essi vissuti tra 810-820 a.C. così come riferiscono le analisi con il C14 (analisi condotte su reperti organici)”.

“Particolare è stato anche il ritrovamento sotto la pavimentazione medievale nell’ambiente inferiore alla chiesa di San Pietro in Carcere, di una grossa e spessa pavimentazione, al cui interno affiora la falda acquifera, la stessa acqua che in passato ha avuto diversi significati come quello di fare da unione tra il mondo dei vivi e quello degli inferi, e di un affresco altomedievale, raffigurante la mano di Cristo, a prova che l’ambiente era frequentato da fedeli fino all’epoca bassomedievale – continua la Fortini- la nostra speranza è continuare gli studi e le ricerche in questo misterioso complesso archeologico”.

Oltre ai rinvenimenti romani, nella chiesa di san Pietro in Carcere sono venuti alla luce, nascosti sotto una patina di calce, tre affreschi riferibili al periodo medievale, raffiguranti il primo i SS. Pietro e Paolo e la chiesa stessa cosi come doveva apparire intorno all’anno 1000, il secondo raffigurante una Madonna della Misericordia, ascrivibile al 1300 ed in ultimo l’affresco rappresentante Pietro sulla cui spalla è appoggiata la mano del Cristo a mostrare in tal modo la sua Vicarietà.

Un percorso storico, religioso archeologico che potrebbe essere considerato un unicum, tutto reso più emozionante con l’ausilio di luci suoni e video pensati ad hoc dall’Opera Romana Pellegrinaggi.
Non resta che ammirare tali scoperte passando, in un’unica giornata dall’VIII a.C. al Tardo Ottocento, secolo in cui al complesso venne dato l’aspetto che ancora oggi vediamo.

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