Nuovi sigilli al Rialto Sant’Ambrogio

Questa volta nella sala del teatro e nel cortile
di Alessandra De Salvo - 30 Luglio 2009

La questura di Roma il 28 luglio è entrata nuovamente in azione al Rialto Sant’Ambrogio, uno dei centri culturali più attivi della Capitale. Sono stati posti nuovi sigilli, in via di S. Ambrogio 4, nella sala del teatro e nel cortile, ovvero negli unici spazi che non erano stati toccati dallo sgombero del 20 marzo.

“Sorpreso dall’iniziativa della Questura” si dichiara Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma. “La porzione di edificio sottoposta al nuovo provvedimento non è interessata dalle attività che avevano causato il precedente intervento e non si conosce la motivazione di un sequestro definitivo, preventivo”.

“Il Comune, – afferma Croppi – non solo è estraneo al provvedimento di questa mattina ma sta lavorando ad una soluzione dell’annoso problema. Il complesso di S. Ambrogio non è occupato ma è stato assegnato dal Comune all’associazione che ne gestisce le attività. Ed è in corso un’iniziativa concordata per il trasferimento in un diverso stabile, già da tempo individuato”.

Di fatto, però l’apposizione dei nuovi sigilli bloccherà completamente l’attività teatrale della struttura compresa quella già in programmazione per l’estate, limitando notevolmente la vivacità e l’offerta culturale della Capitale.

“Il sequestro al Rialto è una grande perdita per tutta la città” dichiara l’Assessore provinciale alla Cultura Cecilia d’Elia. Mentre la Presidente del IX Municipio Susanna Fantino s’interroga sulla natura dei rapporti e sul mancato coordinamento tra le istituzioni chiedendosi “come sia possibile che la chiusura del Rialto Santambrogio, sia stata condotta dalla Questura di Roma con un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, senza che il Campidoglio ne sia stato informato, se non altro dalla Prefettura”. Sempre la Fantino, con un comunicato stampa diramato il 29 luglio, ha espresso tutta la sua preoccupazione per quanto avvenuto: “Dopo i tagli triennali al Fondo Unico per lo Spettacolo realizzati dal Governo, che riguardano 550 milioni in tre anni, e che rischiano di polverizzare un intero comparto produttivo del nostro paese, continua indiscriminatamente la volontà di ridurre sensibilmente il programma di attività culturali indipendenti e libere a Roma, come in tutto il nostro paese.”


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