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Ocse: Italia all’ultimo posto per l’occupazione giovanile

D'Arrigo (Ang) "E’ necessario far conoscere sempre di più strumenti come Erasmus+ per dare a tutti i giovani le stesse opportunità"

L’Italia è all’ultimo posto nella graduatoria OCSE sul lavoro giovanile nei paesi più industrializzati. Lo rileva il rapporto 2015 dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sviluppo Economico che ha sede a Parigi.

RicercaLavoroL’occupazione dei giovani dai 25 ai 29 anni, registra una percentuale di solo il 52,8% di occupati in vario modo in attività lavorative, contro una media europea di oltre il 73%. Inoltre l’Italia fa registrare anche un alto tasso di abbandono scolastico e un “tasso di preparazione” insufficiente.
E’ anche in aumento il numero dei giovani (Neet) che né studiano né sono alla ricerca di un lavoro: 35 milioni nell’area OCSE. In Italia sono oltre il 26% degli under 30, che la pongono al quartimo posto, seguita da Spagna, Turchia e Grecia.
Per quanto riguarda la preparazione il rapporto rileva che tra i giovani italiani dai 16 ai 29 anni, per il 20% è scarso il livello nella capacità di lettura e scrittura, contro il 10% della media OCSE.L’Italia e poi penultima nelle competenze matematiche, definite scarse per il 25%, contro una media OCSE del 14%.

Giacomo D’Arrigo dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, commentando questi dati, dichiara in una nota: “Da tanti anni l’ANG lavora sul tema del rafforzamento delle competenze attraverso percorsi di educazione non formale ed informale, soprattutto rivolgendosi ai giovani con minori opportunità ed a rischio di esclusione sociale. Dal 2007, con più di 3000 progetti approvati nell’ambito di programmi europei, l’Agenzia ha avviato un importante lavoro sull’acquisizione di competenze attraverso percorsi educativi alternativi alla scuola. E’ necessario quindi far conoscere sempre di più strumenti come Erasmus+ per dare a tutti i giovani le stesse opportunità di rafforzare i propri curricula al fine di rafforzare le loro skills, in diversi ambiti, e rendersi appetibili e competitivi nel mercato del lavoro”.

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