Operazione “Assedio”: l’Antimafia toglie 4 milioni di euro al braccio destro di Nicoletti junior

Le indagini della Dia hanno documentato una sproporzione enorme tra i redditi dichiarati e i beni accumulati negli anni

Dopo anni di indagini, arresti e condanne, la macchina dell’Antimafia non si ferma. Stavolta a cadere sotto i colpi della Dia è Pasquale Lombardi, 68 anni, braccio destro di Antonio Nicoletti, figlio dello storico cassiere della Banda della Magliana.

Ville con giardino, appartamenti sparsi tra Roma, Grosseto e Pomezia, terreni, garage, uffici, auto di pregio e perfino quote societarie.

Un tesoro da circa quattro milioni di euro, che secondo gli inquirenti dell’antimafia non nasceva dal lavoro onesto, ma dal riciclaggio dei soldi del crimine.

Lombardi non è un nome sconosciuto alle cronache giudiziarie. La sua carriera criminale, dicono gli atti, lo ha visto passare dalla detenzione di armi clandestine alle rapine, dall’usura al riciclaggio, fino alle estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

Ha trascorso anni dietro le sbarre ad Ascoli Piceno, è stato più volte ai domiciliari, ed è comparso in inchieste che hanno intrecciato la sua figura con organizzazioni potenti: dalla Sacra Corona Unita ai Casalesi, fino ai clan napoletani D’Amico-Mazzarella.

Non un semplice gregario, ma un “faccendiere” capace di muoversi come mediatore, protettore, paciere.

Un uomo di contatti e intrecci che, secondo gli investigatori, “sovrintendeva e coordinava” dinamiche criminali nell’area di Pomezia e nel quadrante sud della Capitale.

“Figura di spicco e di elevata pericolosità sociale”, scriveva il giudice Francesco Patrone nell’inchiesta Assedio, che ricostruiva il suo ruolo di punto di riferimento anche per altre organizzazioni con interessi su Roma.

Ma i soldi restano la chiave di tutto. Le indagini della Dia hanno documentato una sproporzione enorme tra i redditi dichiarati da Lombardi e i beni accumulati negli anni.

Così emerge l’immagine di un uomo che ha investito milioni: due ville a Pomezia, terreni per migliaia di metri quadri, appartamenti a Casal Bernocchi, auto di lusso, e partecipazioni in società di vario tipo.

Un impero costruito nel silenzio, pezzo dopo pezzo, e che ora viene sottratto al circuito criminale. “Il valore delle società, i posti di lavoro e i livelli occupazionali verranno tutelati attraverso l’amministrazione giudiziaria disposta dal tribunale di Roma”, ha spiegato l’antimafia, sottolineando come lo Stato miri non solo a colpire i patrimoni mafiosi, ma anche a salvaguardare le parti sane dell’economia.


Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento