

Le indagini dei carabinieri hanno permesso di ricostruire il modus operandi della banda
Non era un semplice prelievo furtivo, ma una vera e propria infrastruttura parallela, ingegnosa quanto pericolosa.
La banda aveva letteralmente “bucato” la condotta principale che trasporta il carburante per aerei dal porto di Civitavecchia all’aeroporto “Leonardo Da Vinci”, mettendo in piedi un sistema di drenaggio sotterraneo degno di un’opera di ingegneria.
Tutto ha inizio lo scorso 13 febbraio, quando la SO.DE.CO. SRL, società che gestisce l’oleodotto, segnala ai militari andamenti anomali e preoccupanti cali di pressione. I sensori parlavano chiaro: lungo il tragitto, nell’agro di Cerveteri all’altezza del Fosso Zambra, il carburante stava svanendo nel nulla.
Le indagini dei Carabinieri hanno svelato una realtà sbalorditiva. I malviventi, in azione già da gennaio, avevano manomesso la condotta applicando un bypass meccanico. Da lì partiva una canalizzazione ad alta pressione realizzata con tubi minerari, fatta scorrere sotto il terreno per oltre un chilometro e trecento metri.
Il tunnel abusivo terminava all’interno di un autoarticolato con targa polacca, apparentemente insospettabile, parcheggiato in un terreno affittato a una ditta di trasporti. Sotto il telone del rimorchio non c’erano merci, ma una cisterna da 15.000 litri.
L’epilogo è scattato il 23 febbraio. I Carabinieri si sono appostati tra la vegetazione, aspettando il momento in cui i malviventi entrassero in azione. Quando i due cittadini moldavi hanno iniziato le operazioni di carico, è scattato il blitz.
All’interno del mezzo sono stati rinvenuti 4.000 litri di cherosene appena spillati, parte di un bottino complessivo che gli inquirenti stimano tra i 90.000 e i 100.000 euro. Il piano prevedeva di trasportare il carico in depositi tra Roma e Ponte Galeria per la raffinazione e la successiva immissione nel mercato nero.
Data la pericolosità dell’impianto abusivo e l’altissima infiammabilità del cherosene, sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza dell’intera area.
L’autoarticolato, il terreno e l’intera tubazione sotterranea sono stati sequestrati. I due arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Civitavecchia con le accuse di furto aggravato e continuato e violenza su infrastrutture energetiche di pubblica utilità.
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