Parole di terra. Dialetto, poesia e linguaggi: identità o gabbie linguistiche?

L'evento sabato 17 novembre, presso la Domus Pauperum, in corso Garibaldi 86 a Perugia
Redazione - 16 novembre 2018

Sabato 17 novembre, ore 10,00 presso la Domus Pauperum, in corso Garibaldi 86 a Perugia si terrà l’evento: Parole di terra. Dialetto, poesia e linguaggi: identità o gabbie linguistiche?

Il programma

Saluto di Franco Mezzanotte, Presidente di Vivi il Borgo

• Presentazione del volume Poeti nei dialetti dell’Umbria, a cura di Francesco Piga (Edizioni Cofine)
con Vincenzo Luciani, editore e Anna Maria Curci, critica letteraria
introduce Barbara Bracci, presidente dell’Associazione CasaPoesia

• Parole e musica nella tradizione umbra
con Mirco Bonucci

• Dialetti, lingua e linguaggi oggi
con Daniele Parbuono (Chongqing University; Università di Perugia)
interventi di Nicola Mariuccini e Vincenzo Luciani

Coordina Renzo Zuccherini, presidente della Società del Bartoccio

I poeti leggono le loro poesie; letture di Leandro Corbucci

IL LIBRO

Poeti nei dialetti dell’Umbria fra Novecento e Duemila, antologia di Francesco Piga, Roma, Edizioni Cofine, 2017, ISBN 978-88-98370-37-5, Ppp. 176, euro 19,00.

Questa antologia è una scelta dei poeti nei dialetti umbri dal 1900 al 2016.

La produzione di poesia in dialetto del primo Novecento, più elaborata e raffinata rispetto al passato, in gran parte è rimasta ancorata ai canoni ottocenteschi.
I versi del ternano Furio Miselli e dello spoletino Fernando Leonardi mostrano una capacità espressiva che va oltre il naturalismo e il verismo.
L’inizio di una meditazione più complessa che si interrompe dalla prima guerra mondiale fino a metà degli anni ’50, un lungo periodo in cui la lirica in dialetto scompare quasi del tutto, riprende poi con i versi di Franca Ronchi Francardi di Gubbio e Alighiero Maurizi di Terni, che avviano una sperimentazione più consapevole e consolidano la riflessione sulle inquietudini interiori e sulla necessità di stabilire i veri valori della vita.
Negli anni ’60 le città natali e i paesaggi circostanti, luoghi dell’anima, sono fonti d’ispirazione e motivo centrale dei versi per Piero Radicchi di Gubbio e Luigi Catanelli di Perugia.
Le espressioni liriche di più alto valore degli anni ’70 sono maggiormente in sintonia con la poesia dialettale e in lingua delle altre regioni. Recuperano memorie e entità di antiche comunità che vanno scomparendo Ferruccio Ramadori nel dialetto della Valnerina, Renzo Zuccherini con le parole arcaiche e pure del contado perugino, Ennio Cricco in dialetto perugino-magionese e Alessandro Prugnola nell’antico dialetto di Mongiovino.
Numerose voci testimoniano le nuove sperimentazioni negli anni ’80 e le ulteriori riflessioni: la ricerca filologica sul dialetto spoletino di Lamberto Gentili, il recupero delle voci perugine di Walter Pilini per esprimere una inquieta indagine interiore, i giochi di parole e i nonsense di Gaio Fratini, in perugino, che schiudono alla poesia spazi verso il surreale e l’astratto.
Una tensione all’indeterminato e al fantastico, con allusività simbolica, è anche nelle liriche in dialetto ternano di Marcello Ghione. E si fa forte il richiamo all’eticità, conseguente al confronto tra passato e presente, nelle poesie in perugino di Claudio Spinelli.

Nell’ultimo decennio del ’900 il dialetto è un linguaggio personale, di invenzione, usato in un contesto di alta cultura. Antonio Carlo Ponti esprime con naturalezza i propri sentimenti e ricordi nel dialetto materno di Bevagna.
Anche Ilde Arcelli, in dialetto perugino, e Paolo Ottaviani, nell’idioletto neovolgare sabino-medievale, ritrovano la loro più autentica personalità, avviando una poetica dagli inquietanti risvolti esistenziali.
Le liriche di Anna Maria Farabbi sono un particolare e alto esempio di uso del dialetto, dell’area di Montelovesco, tra Umbertide e Gubbio, con possibilità espressive più appropriate della lingua per una appassionata analisi introspettiva e per un’originale ricerca in una dimensione atemporale e astorica.

Nel Duemila, l’accentuato disagio per un’attualità in continuo degrado rende ancor più intenso l’amore per le città e i paesaggi umbri dalle antiche vestigia, dagli aspetti indefiniti e di mistero.
I poeti usano il dialetto in più campi culturali e producono loro stessi nuovi studi, come Franco Bosi di Foligno, che nelle sue liriche si distingue per perizia metrica, e Luigi Maria Reale di Perugia, che nel dialetto trova la propria identità ed esprime un intimismo controverso e tormentato, la fiducia nei valori della cultura.
Altre nuove e originali proposte vengono dalle liriche di Ombretta Ciurnelli, nel registro rurale e arcaico del dialetto di Perugia, e da quelle di Nadia Mogini, nel linguaggio per lei salvifico della città perugina. Con simboli e allegorie proseguono le amare riflessioni esistenziali mentre ci si addentra sempre più in una dimensione surreale e metafisica.
La ricerca sperimentale sul dialetto perugino di Franco Prevignano, con i versi desemantizzati, propone un simbolismo che racchiude la sua visione esistenziale. Infine le liriche di Giampiero Mirabassi sembrano riassumere le principali caratteristiche della migliore poesia umbra in dialetto.

L’AUTORE

Francesco Piga è nato nel 1951 all’Isola d’Elba dove risiede. Laureato in Lettere all’Università di Firenze, è stato ricercatore presso la cattedra di Letteratura Italiana contemporanea del professor Giorgio Luti.

Ha pubblicato Il mito del superuomo in Nietzsche e D’Annunzio (Vallecchi, Firenze 1979) e La poesia dialettale del Novecento (Vallardi, Padova 1999), vari articoli, tra gli altri su Nievo, Leopardi, Savinio, Bufalino e Zanzotto, e recensioni su riviste letterarie italiane e straniere, dalla «Nuova Antologia» a «Italianistica», «Quaderni del Vittoriale», «Revue des études italiennes».

Ha collaborato ad alcuni volumi di Storie letterarie per l’Università di Firenze, Poeti italiani del Novecento, Narratori italiani del secondo Novecento, e Critici, movimenti e riviste del ’900 letterario italiano (tutti editi da La Nuova Italia, Firenze 1985), Storia letteraria d’Italia (Vallardi, Padova 1993). Ha diretto per la casa editrice Prova d’Autore una collana di poesia dialettale, e la rivista «Gazzetta Ufficiale dei Dialetti». Ha scritto le postfazioni alle memorie di Lucette Destouches Céline segreto (Lantana, Roma 2012) e al romanzo di Salvatore Adamo La notte… l’attesa (Fazi, Roma 2015).
È tra i curatori dell’antologia Dialect Poetry of Northern & Central Italy (Legas, Quebec 2001) ed è presente nell’antologia céliniana Céline’s Big Band (Edizioni de Roux, 2015).


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