

Presidio in piazza del Campidoglio del comitato "Spontaneo 19 Dicembre ’25" contro il maxiacquisto di mille alloggi da parte del Campidoglio. Scontro sul valore dei mutui e sul mix sociale nei condomini
Un muro di striscioni, cori ritmati e cartelli di protesta puntati dritti contro le finestre di Palazzo Senatorio.
Più di cento persone si sono date appuntamento sulla piazza disegnata da Michelangelo per manifestare contro il piano straordinario del Campidoglio che prevede la compravendita di oltre mille appartamenti di proprietà dell’Enasarco da convertire in alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Una mobilitazione di piazza che surriscalda il dibattito cittadino, riaprendo la delicatissima faglia tra la gestione dell’emergenza abitativa e le barricate dei residenti dei quartieri coinvolti.
La protesta, organizzata dal movimento “Spontaneo 19 Dicembre ’25” e cavalcata dai vertici del centrodestra romano, ha visto sfilare fianco a fianco proprietari privati, sigle territoriali e consiglieri d’opposizione, uniti nel pretendere l’immediato congelamento della delibera varata dalla giunta Pd.
Nel mirino dei manifestanti c’è il provvedimento che autorizza il Comune ad incamerare nel proprio patrimonio 1.040 appartamenti ex Enasarco per destinarli alle graduatorie Erp. Una mossa che, secondo i comitati dei proprietari, rischia di stravolgere il tessuto urbanistico e l’equilibrio sociale dei complessi residenziali interessati dal travaso.
A muovere la piazza è soprattutto la paura della svalutazione economica. Molti cittadini presenti al presidio hanno acquistato la propria abitazione riscattandola dall’ente previdenziale, spesso accendendo mutui trentennali che stanno ancora pagando a fatica.
Il timore diffuso è che la coesistenza forzata all’interno degli stessi stabili di appartamenti privati e alloggi popolari possa far crollare le quotazioni di mercato degli immobili, deprezzando i sacrifici di una vita.
Lo slogan più gettonato della mattinata è stato un netto e perentorio invito al Campidoglio a fermare le macchine. Un messaggio recapitato senza intermediari al sindaco Roberto Gualtieri e all’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, accusati dai manifestanti di aver calato l’operazione dall’alto senza alcuna concertazione con i territori.
Dal fronte delle minoranze in Aula Giulio Cesare è arrivata anche l’accusa di una “schizofrenia urbanistica” della sinistra romana: da un lato si fa la guerra alle locazioni turistiche brevi per difendere la residenzialità storica, dall’altro si interviene su comparti residenziali privati consolidati per trasformarli in alloggi Erp.
La contesa resta apertissima. Sullo sfondo si staglia il dramma di una città con migliaia di famiglie in attesa di un tetto a canone sociale, una priorità assoluta per la giunta Gualtieri che tuttavia deve fare i conti con la rivolta del ceto medio immobiliare. La sensazione è che la battaglia per i palazzi Enasarco sia solo alle prime battute.
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