Piscine di Torrespaccata. A che punto è la “rigenerazione urbana”

Intervista a Fabrizio Mattei Presidente del Comitato di quartiere e del Comitato sviluppo locale

L’anno scorso, a Piscine di Torrespaccata, si è costituito un “comitato per lo sviluppo locale” (Csl) che raccoglie il Comitato di quartiere, il Centro anziani, l’Agenzia dei diritti e 53 entità di diversa natura, interessati “a cooperare per riattivare, con la partecipazione e la trasparenza, un polo produttivo, economicamente e socialmente attraente, negli spazi pubblici abbandonati di Torre Spaccata”. Ne abbiamo parlato su questo giornale con un articolo pubblicato il 6.5.2014.

Il progetto complessivo consta di circa 43 fra attività sociali, civili, di volontariato, di servizi, sportive, di arte e spettacolo, artigianali e  commerciali. “La rete dei commercianti collabora – dicono i promotori – in sinergia per la progettazione di un quartiere rinnovato e innovativo, pensato e costruito dal basso, dai cittadini stessi, che facendo leva sulle proprie forze e capacità, si occuperanno di ripensare il territorio e trasformarlo”. A tal fine si punta a realizzare “una nuova organizzazione del lavoro indipendente, nel campo dell’economia, dell’artigianato, dell’associazionismo, puntando su una rete autogestita di spazi di coworking che stimoli l’auto-organizzazione delle associazioni professionali, di promozione sociale e dei servizi di consulenza per il lavoro” Insomma “Un modello da esportare nelle altre numerose zone della città”. L’impatto sociale di questo progetto s’intreccia strettamente con quello urbanistico. In un luogo che ora è fatto di tanti locali chiusi e abbandonati produttori di degrado si darebbe vita ad un processo di “rigenerazione urbana” con ricadute positive non solo nel quartiere ma in tutto il territorio circostante. La novità di questo progetto è che non nasce nella testa solitaria di qualche famoso architetto o urbanista, non è lievitato su qualche cattedra universitaria, e men che meno nelle stanze di qualche speculatore edilizio, ma nasce e cammina sulle gambe della gente del quartiere. E a costo zero per l’amministrazione comunale, perché a farsene carico saranno gli operatori economici. “I nuovi commercianti – dice il Csl – si stanzieranno nei locali loro assegnati, e si occuperanno dell’attuazione della propria impresa sociale in rete con gli altri commercianti, verso un obiettivo comune, mettendo a disposizione di tutti, i propri saperi e le proprie competenze, in una comunità di persone che si arricchisce reciprocamente”.

downloadSu come procede la lotta per realizzare questo importante progetto di “rigenerazione urbana” abbiamo voluto interpellare Fabrizio Mattei, Presidente del Comitato di quartiere di Piscine di Torrespaccata e anche del Comitato di sviluppo locale, animatore instancabile di questa battaglia sociale e civile.

Presidente Mattei, un anno fa la prima festa del quartiere indetta dal “Comitato sviluppo locale”. Quest’anno, l’8 maggio, c’è stata la seconda. Avete registrato qualche progresso nell’adesione dei cittadini al vostro progetto di rigenerazione urbana?

Credo proprio di sì. Rispetto al primo anno c’è stato un incremento notevole di presenze, non solo da parte dei cittadini residenti, ma anche delle reti a noi collegate, oltre ad una discreta rappresentanza istituzionale del comune, della nuova entità dell’area metropolitana e del municipio.

Sottolineo che la festa non ha rappresentato solo un anniversario, ma anche che l’idea di “rigenerazione urbana” è una realtà concreta. Basti vedere cosa siamo riusciti a fare in un luogo degradato e abbandonato mettendo ancor più in evidenza quali potenzialità esso può esprimere.

Un anno fa avevate chiesto alle amministrazioni municipale e comunale delle risposte sui problemi di utilizzo dei locali e dei box del mercato per far decollare le attività socioeconomiche che costituiscono il fulcro della rigenerazione urbana. Queste risposte sono arrivate?

Poche risposte, pochi risultati concreti, ma molte condivisioni. Gli aiuti che ci sono arrivati sono solo frutto di chi crede nel progetto in modo personale e in virtù del suo incarico di consigliere comunale, pur non avendo una delega specifica, si sta adoperando per avere un dialogo con gli assessorati preposti. Altro dovrebbe essere un normale processo strutturato tra noi e le istituzioni a partire dal municipio, da dove sarebbe logico che partissero tutte le spinte necessarie per arrivare all’obiettivo che è quello di avere le autorizzazioni indispensabili per poter avviare tutte le attività che, a causa di questa mancanza, purtroppo, stentano a decollare.

A complicare le cose c’è stato pure, recentemente, l’avvicendamento dell’assessore al patrimonio Luigi Nieri con Alessandra Cattoi che è completamente all’oscuro del nostro progetto.

Tuttavia un piccolo risultato lo abbiamo ottenuto: la richiesta di stralcio del mercato di via Vignali dal bando pubblico per l’assegnazione dei box avanzata dal Municipio, è stata accolta dall’assessore comunale al commercio Leonori.

Quali ostacoli amministrativi si frappongono ancora a questo vostro progetto? Che cosa chiedete concretamente di fare agli amministratori comunali e municipali.

Gli ostacoli sono tutti burocratici. Tutto si riduce alla ricerca della legalità attraverso il bando pubblico. Non c’è nessuno, a partire dal sindaco Marino, che dica  che la politica dei bandi nelle periferie come la nostra e su problematiche come la nostra è inapplicabile. Pertanto va aperta una fase nuova della politica sui territori; e lo strumento è quello dell’istituzione di uno strumento vero e proprio per lo sviluppo locale che colga bene lo scopo: dare ai cittadini la possibilità di costruire il proprio progetto di sviluppo locale.

Il nostro obiettivo prossimo è quello di discutere in modo definitivo, quanto prima, in un tavolo con tutte le istituzioni e amministrazioni competenti il nostro progetto. Perché una volta che sia accolto e adottato dalle istituzioni possa divenire strumento a tutti gli effetti per lo sviluppo locale e di “rigenerazione urbana”.

 

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