Print ex Fatme. Quando l’urbanistica diventa un “gioco delle tre carte”

di Aldo Pirone - 17 Ottobre 2014

urbanisticaCome si sa l’urbanistica romana è governata da sempre da due regole ferree. La prima è la farraginosità di norme e regolamenti che formano una “selva selvaggia e aspra e forte” dove  per i comuni cittadini mortali, che non siano i legulei dei costruttori e degli speculatori, è difficile penetrare e orientarsi. La seconda regola, non scritta e ancor più deleteria, è che i politici amministratori, siano essi comunali o regionali o anche nazionali, che adottano decisioni in campo urbanistico quando queste decisioni poi producono i loro effetti negativi, perversi o addirittura devastanti sul territorio e sulla cittadinanza, cioè al momento dell’accadimento dei fatti, sono già da un’altra parte e i cittadini elettori non possono più chiedergliene conto.

Il Print ex Fatme è un caso di scuola. Nel 2007 la giunta Veltroni lo trasforma in “accordo di programma” proprio mentre è in corso l’iter per l’approvazione definitiva del nuovo PRG di cui i Print (programmi integrati d’intervento) dovrebbero essere un nuovo strumento urbanistico di gestione municipale. La differenza tra un Print e il famigerato “accordo di programma” sta nel fatto che mentre il primo, anche se il soggetto proponente è un privato, deve comunque sottostare a un percorso trasparente, più controllato dall’Istituzione municipale e partecipato dai cittadini, il secondo è solo una contrattazione fra il privato e l’amministrazione al riparo dagli occhi indiscreti dei cittadini e dell’opinione pubblica anche se pure lui dovrebbe sottostare alla delibera 57/06 riguardante la partecipazione dei cittadini alle trasformazioni urbane.

Durante l’iter di formazione del nuovo PRG durato diversi anni l’amministrazione Veltroni mentre, da una parte, attendeva alla sua elaborazione, dall’altra provvedeva già con una miriade di “accordi di programma” a inficiarne l’esito programmatorio. Tra questi “buchi”, che hanno ridotto a una specie di gruviera un PRG ancorché discutibile sotto moltissimi punti di vista, c’è pure quello della ex Fatme.

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In che cosa consisteva il Print? Era la possibilità che si dava ai proprietari (Ericsson) della fabbrica di via Anagnina la cui ampia area era divenuta eccessiva rispetto al contrarsi dell’occupazione operaia per effetto della rivoluzione tecnologica, di poterne utilizzare una parte con cambio di destinazione per un intervento edilizio abitativo. In cambio la società proponente, che dopo vari passaggi di proprietà da far girare la testa, è ora il “Consorzio Anagnina”, avrebbe dovuto fare delle opere pubbliche a vantaggio del territorio circostante di Campo romano. Con l’”accordo di programma”, perfezionato da apposita convenzione redatta dall’amministrazione Alemanno il 13.12.2013 nel clima natalizio che ben si addice ai regali, praticamente il vantaggio del territorio è sparito. I 13.247.319 euro, fra oneri concessori e contributo di valorizzazione prodotti da un’edificazione di circa 150-200 appartamenti per oltre 40 mila mc., vengono quasi tutti reimpiegati all’interno o in funzione del perimetro edificatorio.

L’ex X Municipio nella risoluzione n.18 del 21.7.2011 oltre a chiedere che una parte delle risorse derivanti fossero impiegate per la realizzazione del sottopasso di via Anagnina all’altezza di via dei Sette metri, ricordava quanto aveva già richiesto con la Risoluzione n. 1 del 2 febbraio 2006  “ponendo come condizione la richiesta di implementare la viabilità accessoria e funzionale all’accesso ai servizi, completando la via esistente, parallela a via Campo Romano, in modo da fornire un collegamento alternativo tra la via Anagnina e via P. Elio, a beneficio dell’intera viabilità del quadrante” e che “venisse ampliato l’intervento su via Campo Romano comprendente la realizzazione di una rete di raccolta delle acque chiare sulla rimanente parte di Via C. Romano e sulle adiacenti strade”. Oltre alla già prevista realizzazione di un Nido per 60 bambini, di una scuola materna, di un centro culturale, di una palestra interne al nuovo comprensorio da edificare. Anche il Consiglio Comunale, all’unanimità, con Ordine del giorno n. 21 del 17 febbraio 2009, “impegnava (la giunta n.d.r.) a ricercare, prima della sottoscrizione della trasformazione urbanistica, una soluzione per la realizzazione del nuovo collegamento stradale tra la Via Anagnina e Via Publio Elio.

Nulla di tutto questo è stato accolto nella Convenzione natalizia del 2012.

Salta agli occhi, inoltre, che la realizzazione dell’asilo nido-scuola materna sia rubricato nel “contratto urbanistico” stipulato per un costo di circa 5 milioni e mezzo di euro. Che sarà tutto da verificare. Anche perché è prescritto dalla deliberazione della giunta regionale – anche la Regione ha competenza sulle varianti urbanistiche – pubblicata il 7.8.2009, che se le opere pubbliche previste dovessero costare meno del previsto “la società proponente si impegna a realizzare ulteriori opere di urbanizzazione che verranno indicate dal Comune di Roma, sentito il Municipio Roma X, fino alla concorrenza di tali somme residue”. Una clausola questa che però non c’è nella convenzione stipulata.

Insomma mentre gli oneri di urbanizzazione sono correttamente destinati all’area di trasformazione urbana, il contributo straordinario di 7.643.000 euro avrebbe dovuto essere destinato almeno per una quota consistente alle opere pubbliche di quadrante caratterizzando così il cosiddetto “vantaggio pubblico” dell’operazione.

Il Comitato di quartiere di Campo Romano che sperava in queste risorse per risolvere qualche problema del territorio circostante che, stando al PRG, sarà interessato da un pesante intervento edificatorio pari a circa 500.000 mc. di nuove case, è sul piede di guerra. Si aspetta che si trovi il modo di recuperare un po’ di risorse per opere che vadano un po’ più in là del perimetro della ex Fatme. Le rimostranze e le aspettative dei residenti il Cdq le ha presentate in un’audizione presso la commissione urbanistica municipale e anche all’assessore Caudo.

Ma la vicenda non finisce qui. Ultimamente il consorzio “Castore & Polluce – Soc. Coop. Ed. Nuova Galileo” ha messo dei cartelli in cui si invitano i cittadini ad aderire per poter prenotare uno dei circa 330 appartamenti che saranno edificati in via Campo Romano. Il Presidente della commissione urbanistica del VII Municipio Marco Poli ha investito di questa misteriosa “moltiplicazione dei pani e dei pesci” l’assessore Caudo che ha risposto che allo stato degli atti non risulta all’Assessorato una simile entità di edificazioni che va molto oltre le 150-200 abitazioni contemplate dall’ “accordo di programma” col Consorzio Anagnina.

Un altro mistero nel grande “gioco delle tre carte” che caratterizza l’urbanistica romana.


Commenti

  Commenti: 1

  1. Lucrezia Brunamonti


    Io lavoro al progetto del Print Ex Fatme dal 2007. Posso quindi affermare a ragion veduta che buona parte dei dati che riporta nel suo articolo sono inesatti e in generale il punto di vista da cui analizza la vicenda è talmente fazioso che viene da chiedersi quale sia il motivo di tanto astio nei confronti di questa iniziativa che è di gran lunga più vantaggiosa per i residenti di molte altre che si realizzano a Roma. Prima che possa alludere a un mio interesse economico nella vicenda metto in chiaro che sono semplicemente un architetto e non faccio parte degli investitori o della proprietà.

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