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Profanazione Chiesa a Corviale, il vescovo: «È la spia del disagio giovanile del serpentone»

Il Vicariato di Roma precisa la dinamica del raid nella parrocchia e corregge le prime ricostruzioni: «Nessuna contaminazione dell'altare, solo olio e scritte a penna»

Il raid vandalico che ha colpito la parrocchia di San Paolo della Croce al Corviale si trasforma in un caso di riflessione sociologica e pastorale sul futuro delle periferie romane.

Sulla pesante profanazione consumatasi all’interno dell’edificio sacro di via Poggio Verde è intervenuto il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Stefano Sparapani, offrendo una chiave di lettura che invita le istituzioni e la cittadinanza a guardare oltre il mero danno materiale.

Secondo il presule, l’azione fulminea dei quattro responsabili non deve essere liquidata come un semplice atto di teppismo, quanto piuttosto come il sintomo visibile di una ferita sociale aperta.

«Le devastazioni all’interno della chiesa rappresentano una chiara manifestazione del profondo malessere giovanile che da anni caratterizza l’area del Serpentone», ha spiegato monsignor Sparapani, evidenziando come dietro il disprezzo per i simboli religiosi emergano spesso storie individuali e collettive di marginalità economica, isolamento culturale e assenza di concrete prospettive future per le nuove generazioni.

Il Vicariato corregge il tiro: i reali danni all’altare

Parallelamente alle dichiarazioni del vescovo ausiliare, il Vicariato di Roma ha diffuso una nota ufficiale per fare chiarezza sulla reale entità dei danneggiamenti, smentendo e correggendo alcune indiscrezioni giornalistiche circolate nelle ore immediatamente successive all’intervento della Polizia di Stato.

La diocesi ha escluso categoricamente l’avvenuta contaminazione dell’aula liturgica con feci umane, precisando che il ritrovamento di escrementi è rimasto circoscritto esclusivamente ai servizi igienici esterni del complesso parrocchiale.

In base alla ricostruzione tecnica fornita dagli uffici della diocesi, l’altare è stato imbrattato a causa del rovesciamento accidentale o doloso di un candelabro, il cui contenuto oleoso ha macchiato i tessuti sacri, sui quali è stato rilevato anche uno scarabocchio eseguito con una penna a sfera.

I vandali hanno inoltre mandato in frantumi il vetro protettivo di una piccola immagine della Madonna e sporcato alcuni locali destinati alle attività dell’oratorio e del catechismo.

Il caso del clero e la via del recupero sociale

Il Vicariato ha voluto inserire nel comunicato anche una netta precisazione di carattere canonico riguardante la figura di don Giacobbe Elia, autore di una serie di commenti ripresi da diverse testate.

Gli uffici di piazza San Giovanni in Laterano hanno specificato che il sacerdote non appartiene all’organico del clero della diocesi di Roma e non riveste alcun ruolo ufficiale come esorcista per conto della chiesa capitolina.

Mentre le indagini del Commissariato San Paolo proseguono per identificare la banda di vandali, la Chiesa di Roma sceglie la via della fermezza coniugata all’inclusione. Per monsignor Sparapani, la parrocchia colpita non deve chiudersi in se stessa, ma porsi come baricentro di un rinnovato patto educativo nel quartiere.

L’obiettivo espresso dal presule è quello di avviare, in sinergia con le associazioni del territorio e il Municipio XI, nuovi percorsi di sostegno sociale e ascolto psicologico dedicati ai ragazzi della periferia ovest, intercettando il disagio prima che si tramuti in violenza distruttiva.

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