Centocelle: quando l’urbanistica incontra l’archeologia

A margine della conferenza dell'archeologa Patrizia Gioia su “Quale futuro per il Parco Archeologico di Centocelle?” tenuta il 26 Giugno nel parco

La città moderna concepita come mezzo di comunicazione di massa, nell’età contemporanea viene proiettata verso uno stato post urbano determinato dalle reti telematiche. In questo periodo di transizione anche gli elementi che costituivano la città intesa come urbs, civitas e polis andrebbero riconsiderati, aggiungendo ad essi il concetto di “rete” come insieme di sistemi connessi non solo virtualmente ma anche fisicamente e le aree archeologiche sono il punto cardine da cui partire.

L’archeologa dott. Patrizia Gioia nella conferenza “Quale futuro per il Parco Archeologico di Centocelle?” tenuta il 26 Giugno nel parco “Madre Teresa di Calcutta” nel quartiere Prenestino Centocelle, ci ha fatto ripercorrere l’evoluzione e il ruolo che l’area archeologica di Centocelle, posta a sud-est di Roma tra Casilina e Tuscolana, ha avuto nella città di Roma, dai ritrovamenti che risalgono al Paleolitico fino al rinvenimento di vestigia risalenti all’età arcaica pre-romana e romana con la Villa della Piscina, la Ville delle Terme, ma soprattutto della Villa “Ad Duas Lauros”.

La storia moderna dell’area di Centocelle

La storia moderna dell’area del pianoro di Centocelle la vede protagonista nel 1882 della realizzazione del Forte Casilina, e nel 1909 del primo decollo aereo in Italia di Wilbur Wright: per la prima volta al mondo vengono effettuate delle riprese aeree dalle quali si possono ammirare gli allineamenti degli acquedotti, i casali della campagna romana e Tor Fiscale.

Nel 1910 il Ministero della guerra autorizzò proprio nell’area adiacente al forte l’esercizio di una scuola di aviazione che negli ani ’20, con l’istituzione della Regia Aereonautica Italiana, venne destinata ad aeroporto, il primo in Italia, intitolato poi all’asso dell’aviazione “Francesco Baracca”. Per la realizzazione delle piste vennero proseguite vaste opere di livellamento del terreno già cominciate con la costruzione del forte, con conseguente demolizione delle collinette di ruderi e murature, ritenute incompatibili con le attività aeroportuali.

Il PRG del 1930 conferma la funzione dell’area come “Campo di aviazione di Centocelle”. Alla fine degli anni Cinquanta data la rapida urbanizzazione che trasformò gran parte della allora periferia di Roma, l’area non risultava più adatta alle manovre aeree. L’attività aviatoria venne spostata nel nuovo aeroporto di Ciampino. Così l’area militare di Centocelle, che si presentava come un vuoto urbano, fu destinata a Zona I del PRG adottato nel 1962, come parte del piano urbanistico denominato Sistema Direzionale Orientale.

La strategia del piano era quella di alleggerire di funzioni direzionali il centro storico, mediante la realizzazione di un nuovo centro direzionale diviso in diversi comparti da Pietralata a nord, fino a Centocelle a sud, collegati da un nuovo asse di penetrazione urbana collegante l’autostrada Roma-Firenze con quella Roma-Napoli.

Il piano urbanistico dello SDO ridimensionato negli anni ‘70 fu poi cancellato quando nel 1992 il Sopraintendente archeologo di Roma, Adriano La Regina, appose un vincolo sull’area, in base alle testimonianze archeologiche del sito.

Con l’istituzione della Legge per Roma Capitale, il Comune di Roma firma nel 1992 una convenzione con il Ministero della Difesa che prevede, mediante la definizione di un Piano Particolareggiato, la cessione al Comune di gran parte del comprensorio destinato a Parco Archeologico mentre parte dell’area, mantenuta in uso all’Aeronautica Militare, destinata alla realizzazione di un nuovo complesso militare.

Il complesso oggi in via di ultimazione, è denominato COI-Comando Operativo di vertice Interforze, luogo dal quale viene gestito l’impiego internazionale delle Forze Armate.

Gli scavi condotti nell’area

Tra il 1995 e il 2000, la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, con l’ufficio scavi SDO, porta avanti delle ricerche archeologiche con l’obiettivo di approfondire in modo esaustivo la conoscenza delle preesistenze, prima di qualunque nuova previsione urbanistica nell’area.

I dati raccolti hanno consentito una conoscenza dell’organizzazione di questa parte del suburbio romano non solo attraverso i complessi più riconoscibili, tra cui Villa cd. Ad Duas Lauros e Villa della Piscina, ma anche attraverso una considerevole quantità di dati archeologici, riferibili alla viabilità, ad impianti di coltivazione, a necropoli, cisterne e acquedotti. Tracce che testimoniano una presenza dell’uomo dal VI sec. a.C. fino al VI sec. d.C.

Decidere se inserire o meno questa parte in base allo spazio

Dalle ricerche finora effettuate nel comparto di Centocelle, la zona meridionale rispetto allo SDO, hanno portato alla scoperta dell’area del lahar situata a Torre Spaccata, emblema del patrimonio storico che nasconde questo lembo di città risparmiato alla speculazione edilizia. Il sito dista circa 15 Km dal centro del complesso vulcanico dei Colli Albani, durante gli scavi sono rinvenuti frammenti ceramici di età repubblicana (IV-III a.C.) depositati in un massivo di lahar.

Questo fenomeno è dovuto a intense piogge causate da un’eruzione vulcanica esplosiva che produce grandi quantitativi di vapore, generando di conseguenza temporali di origine vulcanica, che si riversano sulle pendici del vulcano creando valanghe di fango, costituito da materiale piroplastico e acqua. Tale avvenimento ha interessato il comprensorio vulcanico del lago di Albano, che ci viene raccontato da Dionigi di Alicarnasso durante la guerra di Veio del 315 a.C., con un riscontro positivo tra la datazione dei frammenti ritrovati e la cronologia degli avvenimenti.

Il Parco Archeologico di Centocelle

Nel 1996 è stato bandito dal Comune di Roma un concorso internazionale di idee per la realizzazione del Parco le cui linee guida erano: tutela integrale dei beni archeologici rinvenuti nell’area, valorizzazione della memoria storica del luogo legata alla presenza del Forte Casilina e dell’ex aeroporto militare, utilizzazione delle aree perimetrali per attività ricreative. Il progetto definitivo del margine del parco fu affidato nel 1998 ai due gruppi vincitori del concorso internazionale Mark Ruthven e Salvatore Dierna e approvato nel 2000. Il progetto di sistemazione del Parco è stato recepito nel Piano Particolareggiato del Comprensorio Direzionale Parco Centocelle adottato dal Consiglio Comunale nell’aprile 2003, controdedotto nel gennaio 2005 e approvato dalla Regione Lazio nel 2006.

Finalmente nel 2006 con la realizzazione del primo stralcio del progetto esecutivo, riguardante la fascia settentrionale lungo la via Casilina, 33 ettari di verde caratterizzati da percorsi tematici di materiale di interesse storico e naturalistico, diventano fruibili. I costi per la realizzazione di questa prima area ammontano a 1.800.000 euro. Attualmente come da cronoprogramma è prevista l’esecuzione di un secondo stralcio, che interessa una superficie di 18 ettari sul versante di via dell’aeroporto di Centocelle, già finanziato e su aree di proprietà comunale, per cui è stata avviata la gara di appalto.

La parte ancora non attuata del parco riguarda la parte sud-orientale ove sono previsti la realizzazione di un centro sportivo e la riqualificazione del Forte Casilina, tutt’ora in consegna all’Aeronautica Militare, come il Forte Appia Antica e la Batteria Appia Pignatelli.

Forti+batterieL’associazione Campo Trincerato Roma costituitasi nel 2007 promuove il recupero dei forti di Roma per nuovi usi compatibili. Dall’Associazione nasce il Gruppo di Studio Progetto Forti, attualmente impegnato a supporto di Roma Capitale, nella redazione di uno studio di fattibilità sull’intero Campo Trincerato, con l’obiettivo iniziale di acquisire parte dei forti militari di Roma in consegna all’Agenzia del Demanio, mediante l’applicazione della procedura del federalismo demaniale culturale.

Forte“I forti – spiega Simone Ferretti, architetto di Progetto Forti – potranno trasformarsi in luoghi di cultura e aggregazione sociale; la sfida è quella di praticare forme di partenariato pubblico/privato in coerenza con il loro interesse storico, culturale e paesaggistico. Non solo, i forti possono divenire sede di istituzioni pubbliche compatibili con tali strutture: basti pensare alla sede distaccata dell’archivio di stato di Roma che oggi paga un cospicuo affitto in un edificio privato vicino la via Tiburtina.”

Il Forte Casilina destinato a “verde pubblico e servizi pubblici di livello locale” dal PRG del 2008, vista la sua collocazione nel parco archeologico, potrebbe avere una destinazione didattico-museale e divenire al contempo luogo di aggregazione sociale vista l’adiacenza al quartiere tuscolano.

Citando Campos Venuti, “amministrare l’urbanistica significa concepire una politica, darle delle leggi, approvare un piano per realizzarle, ma fare in modo che politica, leggi e piano si mantengono costanti nel tempo”, oggi questa teoria non sembra perseguita a causa del difficile dialogo interdisciplinare e a volte soprattutto amministrativo, che si connota ai vari livelli.

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