Quartiere  Prampolini, in bilico fra meraviglie archeologiche e degrado

Gli abitanti dell’area adiacente via Filippo Cremonesi lanciano il loro grido di riprovazione dell’inadeguatezza dell’amministrazione pubblica
Olga Di Cagno - 14 Novembre 2019

Un piccolo esercizio di stile: si provi ad immaginare un’area periferica di una grande metropoli occidentale che al suo interno, nel suo ventre, contiene e custodisce monumenti di un passato glorioso di quella città, frammenti di storia che potrebbero se ben valorizzati produrre turismo, ricchezza, consapevolezza culturale.

Si provi ora ad immaginare un’area periferica di una grande metropoli occidentale che al suo interno contenga incuria, malagestione, incapacità di organizzazione del bene e della cosa pubblica.

Si sovrappongano le due figure ed ecco che apparirà nitido il profilo di una parte della città di Roma, di una gran parte della periferia dell’Urbe.

Ora se si volesse – ragionando per assurdo – provare a visualizzare la sovrapposizione delle due immagini, allora, e purtroppo non per assurdo, il cosiddetto Quartiere Prampolini potrebbe diventare un perfetto esempio.

V Municipio, quartiere Prampolini un territorio portatore di incredibili testimonianze dell’Urbe al massimo del suo splendore, è oggi un territorio maltrattato, offeso, ingiuriato! I pozzi dell’acquedotto Appio, i cunicoli, ancora ispezionabili, i sepolcri e le sepolture plurimillenarie, i casali eredi della grande opera di controllo e gestione del territorio nei secoli passati, le anfore, i corredi funebri, i pozzi,  la sepoltura di una ragazza, una tomba ricoperta di marmi, trovata depredata, ma in cui è rimasta la sagoma della defunta, che ha impresso sul suolo un colore viola, quella della Porpora di Tiro, che allora si usava solo per le vesti delle famiglie patrizie vicine all’imperatore ed anche un’antica fornace, scavata e pressoché intatta, dove si trasformavano in calce i marmi, cuocendoli alla temperatura di mille gradi.

Possibile che invece di poter godere del panorama, della presenza di casali antichi, di pozzi dell’acquedotto romano, di percorsi volti alla conoscenza del territorio i residenti (perché di possibili fruitori esterni non è possibile parlare date le condizioni) siano costretti a lottare contro il degrado e l’incuria?

È veramente troppo tempo che i residenti della zona si sentono orfani abbandonati, senza alcuna possibilità né di manifestare la loro indignazione a qualcuno che accolga le loro richieste, o quanto meno le ascolti, né di impegnare capacità ed energie per il miglioramento della situazione.

Certo la misura è colma, come colmi sono i cassonetti non svuotati che ammorbano l’aria circostante con i loro fetori nauseabondi.

Un piccolo esercizio di stile ancora: si provi ad immaginare un’area periferica di una grande metropoli occidentale che al suo interno, nel suo ventre, contiene e custodisce monumenti di un passato glorioso di quella città, frammenti di storia che potrebbero se ben valorizzati produrre turismo, ricchezza, consapevolezza culturale.

Si provi ora ad immaginare un’area periferica di una grande metropoli occidentale che al suo interno contenga cura, ottima gestione, capacità di organizzazione del bene e della cosa pubblica.

Potrebbe essere il risultato finale, potrebbe… e i residenti, i cittadini del quartiere Prampolini, si augurano e si impegnano nel loro quotidiano rimuovendo le immondizie depositate a terra, cercando di mantenere pulita e libera la parte destinata a verde che si arrivi ad un cambio di passo affinché il “potrebbe” diventi “è”.


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