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Ràmin, dai bombardamenti alla pizza, il fantastico viaggio di un cittadino straniero in Italia

“Scusa se non ti stringo la mano ma le ho sporche di farina”. Inizia così il nostro incontro con Ràmin, minuto venticinquenne afgano, pizzaiolo in una pizzeria al metro in via Pescosolido nel quartiere Pietralata. Per vari motivi abbiamo pensato che la sua storia fosse interessante da raccontare. La narrazione di uno straniero che ha scelto il nostro Paese per vivere e lavorare. Ha la faccia da bravo ragazzo Ràmin, un sorriso fresco e giovanile, gli occhi stanchi di chi ha visto troppe cose brutte e la saggezza di un anziano.

Cosa ti ha spinto a venire in Italia?

“Principalmente scappare dalla guerra, l’Afghanistan è un Paese dove non c’è pace ed io cercavo un po’ di pace e volevo vivere meglio.”

Quanti anni hai vissuto in Afghanistan?

“Fino ai sedici anni all’incirca. Poi ho vissuto in Iran un anno, in Turchia un altro anno ed in Grecia sette mesi.”

In quale città sei nato?

“A Kabul. Sono rimasto finché non ho capito che c’erano tanti altri posti più belli e tranquilli in cui vivere.”

Come mai proprio Roma?

“Per caso, a me interessava solo arrivare in Europa.”

Come sei arrivato in Italia?

“Tramite gommone. Ci siamo imbarcati da Patra in Grecia e poi da li dovevamo arrivare vicino a Bari. Ci abbiamo provato tre volte ad intraprendere il viaggio, ma le prime due sono andate male perché il mare era molto mosso e perciò non si poteva continuare. La terza volta fortunatamente è andata bene e con 8-10 ore siamo arrivati in Italia. Una volta arrivati sulla terra ferma un camion e ci ha caricati”

Quanti eravate a bordo del gommone?

“Cinque, lo guidavamo a turno durante il viaggio, tanto bene o male sai che da quella parte c’è l’Africa, da quest’altra c’è l’Italia…”

Hai mai pensato che qualcosa potesse andare storto?

“Si ci ho pensato però fortunatamente è andato tutto bene.”

Quanto ti è costato il viaggio?

“Non tanto, 200 euro. Sento alcuni ragazzi che pagano tantissimo anche 4.000 o 5.000 euro.”

Qual è stata la prima cosa che hai pensato quando sei arrivato in Italia?

“Ho pensato, finalmente!”

Da quanti anni ormai sei in Italia e come ti sembra vivere qui?

“Sono sette anni ormai che sono in Italia. La situazione adesso è un po’ difficile in generale non solo qua, però c’è un po’ di lavoro e perciò lavoriamo.”

Hai la famiglia qui con te?

“No io vivo da solo. La mia famiglia sono mia sorella che è più grande di me ed è sposata con 4-5 figli e mio fratello che è più piccolo di me e vive con lei. Entrambi però sono li Afghanistan e da quando sono partito non li ho più visti perché non sono più tornato.”

Hai intenzione di rimanere in Italia a vivere?

“Per il momento si ma appena la situazione migliorerà io vorrei tornare a casa mia, a Kabul.”

Da quanto lavori qui alla pizzeria?

“Da due anni all’incirca e sono il responsabile diciamo.”

Che lavoro facevi in Afghanistan?

“Facevo il sarto. Mi insegnò un parente che viveva vicino alla nostra casa e perciò fin da piccolo ho lavorato nelle grandi fabbriche. Il primo anno in Italia ho provato a continuare nella sartoria in dei piccoli negozi ma lavoravo tante ore e la paga non era adeguata alla mole di lavoro e perciò ho cambiato lavoro.”

La pizza hai imparato qui in Italia a farla ovviamente?

“Si mi ha insegnato il mio datore di lavoro, si chiama Marco, lui da quindici anni fa questo mestiere. Con otto mesi ho imparato a fare la pizza.”

Qualcuno ti ha consigliato di venire in Italia?

“No è stato un caso, a me interessava arrivare stabilmente in Europa.”

Parliamo un po’ del quartiere, qui come ti trovi?

“Qua bene, ho girato diverse zone di Roma, sono stato a Boccea poi vicino alla Casilina ed ora da due anni sto in affitto qua vicino per essere vicino alla pizzeria.”

Non so se hai visto che duecento metri più giù da qui è presente un campo di immigrati africani, si sono mai segnalati disordini verso di voi o in generale, oppure schiamazzi?

“Si lo so che sono li. No anzi sono abbastanza tranquilli, ogni tanto vengono qui si prendono un pezzo di pizza e poi vanno via. Forse si potranno lamentare quelli che abitano proprio di fronte al parcheggio della metropolitana perché loro ogni tanto giocano a pallone oppure si mettono li a chiacchierare. So che qui vicino c’è la caritas che gli da i vestiti o altre cose gli servono, però tutto sommato sono tranquilli.

Ve la chiedono a volte un po’ di pizza avanzata piuttosto che buttarla?

“No perché qui è impossibile che rimane la pizza visto che la facciamo solo su ordinazione.”

Tu hai preso la cittadinanza italiana?

“Ancora no. Io sono un rifugiato politico e mi servono tre anni di lavoro in regola, ho iniziato da poco tempo a percepire la busta paga, da un anno circa.”

Da persona esterna al Paese, secondo lei cosa manca qui in Italia?

“Manca il lavoro, le persone non sono molto tranquille, mancanza di soldi e quando questi non girano le persone non spendono.”

La consiglieresti Roma come destinazione ad una persona che vorrebbe affrontare un viaggio simile al tuo?

“Consiglierei l’Europa in generale anche se Italia e Grecia adesso sono un po’ in difficoltà, poi speriamo che la situazione migliori per tutti.”

Hai qualche amico qui che è partito con te dall’Afghanistan?

“No partito con me no, però mi sono fatto degli amici al centro di accoglienza appena arrivato visto che ci sono stato due anni, con alcuni ho studiato anche l’italiano.”

E’ difficile studiare ed apprendere l’italiano?

“No per me non è stato molto difficile perché avevo studiato l’inglese e l’alfabeto è simile perciò sono stato avvantaggiato. Un giorno mi piacerebbe andare in un Paese dove si parla inglese, per il momento però sono rimasto qui…”

A livello lavorativo ti trovi bene qua?

“Diciamo di si perché questo lavoro mi permette di essere libero mezza giornata.”

Ti manca fare il sarto?

“No, adesso non ci riesco più a farlo. Non so perché ma mi sembra difficile, forse ho perso l’abitudine. Ho un paio di amici che hanno un negozio di sartoria e mi hanno chiesto se volevo fare mezza giornata di lavoro li ma gli ho detto di no.”

Vedere, vivere la guerra, cosa ti lascia dentro?

“E’ una cosa che non voglio più vedere. Dentro non sei tanto felice. Quando vedo i ragazzi della mia età che sono felici e spensierati, non hanno problemi e poi guardo mi guardo penso che in me c’è qualcosa che non va. Mi piacerebbe essere come loro.

Al momento non sei felice?

“Sono felice ma dentro non sei mai felice al 100%, mi manca casa, mi manca la mia famiglia.”

Ti sei italiano ormai dopo sette anni?

“Si anche perché io mi sono dato subito da fare. Sono rimasto due anni al centro accoglienza, giusto il tempo per imparare l’italiano e mi sono cercato un lavoro. Ci sono dei ragazzi che ci rimangono otto, nove o dieci anni…”

Kabul in cosa somiglia a Roma?

“Li ormai è tutto distrutto, anche le strade sono tutte dissestate, non è molto grande Kabul però ci sono tante tante macchine anche li ora.”

Tornando indietro rifaresti tutto quello che hai fatto?

“No. Col tempo realizzi quanto è stato rischioso e perciò non lo rifarei. C’è stata gente che ha perso la vita in acqua li in Grecia, oppure chi ha perso una gamba nel momento che dovevamo spostarci sul camion, mi sono reso conto che il gioco non vale la candela. Tornando indietro rimarrei in Afghanistan.”

Cambiando argomento, stando a Roma ti sei appassionato al calcio?

-Sorride- “Si mi sono appassionato ma lo seguivo già da quando ero in Afghanistan o in Iran.”

E chi segui di più la Roma o la Lazio?

“La Roma.”

Cosa pensi della politica italiana?

“Non me ne intendo molto però sento parlare bene di Renzi e che le persone con lui hanno più speranza, speriamo sia così.”

Gli incassi nell’ultimo anno sono aumentati o diminuiti qui alla pizzeria?

“Sono uguali, poi quando la Roma gioca in Champions League lavoriamo ancora di più perché qui intorno ci sono molti romanisti. In media si fanno trenta pizze al giorno durante la settimana, mentre il fine settimana cento o anche centoventi.”

Noi recentemente ci siamo occupati di un argomento che hanno trattato in televisione ovvero la pulizia dei forni delle pizzerie, voi qui ogni quanto lo pulite?

“Noi qui tutti i giorni, mentre la pulizia “fondamentale” una volta a settimana. Poi qui abbiamo quello elettrico non a legna e si sporca meno.”

Ti è mai capitato qualche episodio di razzismo dove ti hanno fatto pesare il fatto che fossi straniero?

“Una volta sola in discoteca ma quel ragazzo era ubriaco perciò non conta. Diciamo che io cerco solo tranquillità non do fastidio a nessuno, sono andato via dal mio Paese per cercare pace perciò cerco sempre di non creare caos.”

Cosa ti manca di Kabul?

“Mi manca solo la mia famiglia.”

Hai detto che il tuo sogno sarebbe tornare al tuo Paese, facciamo finta che si potesse già da ora per via delle condizioni ottimali, quando vorresti tornare?

“Subito. Se si potesse non aspetterei molto, che ci rimango a fare qua.”

In conclusione Ràmin, hai trovato quello che cercavi all’inizio del tuo viaggio?

“Diciamo di si a livello di lavoro, ma manca qualcosa a livello di vita proprio.”

 

 

 

 

 

 

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