

L’Antitrust vuole tutela della concorrenza e rispetto per la trasparenza. Alemanno: “Ha fatto solo un'osservazione. Non c’è nulla di carattere cogente”.
Era lo scorso giugno 2011 quando dalla Sovrintendenza Statale fu presentato il nuovo progetto di restyling del Colosseo. In quella conferenza di presentazione, fu sottolineata l’importanza nell’unire il privato e le organizzazioni no profit alla cura e gestione del patrimonio culturale, perché proprio grazie ad un privato, il gruppo Tod’s, venivano dati allo Stato ben 25 milioni di euro, che sarebbero serviti, dopo quattro anni, a riportare alla luce gli antichi ipogei, lo splendore del travertino offuscato da una patina di smog, le cancellate, insomma a restituire al pubblico ben il 25% in più dell’area tuttora aperta nella valle del Colosseo.
A settembre 2011 sarebbero dovuti iniziare tre degli otto cantieri previsti, slittati ormai a primavera 2012, ma la storia non sembra avviarsi verso il lieto fine.
In una nota di ieri, 9 gennaio 2011, l’Antitrust ha però contestato l’appalto sui restauri mettendo a rischio l’accordo stipulato con il gruppo Tod’s. In essa si legge che: “L’Avviso ha ad oggetto il reperimento di sponsor per il finanziamento e la realizzazione degli interventi sul Colosseo. Ciò comporta che lo sponsor si debba assumere la responsabilità del completamento dell’attività di progettazione e direzione dei lavori, il coordinamento della sicurezza, l’appalto a terzi o l’esecuzione diretta dei lavori, anche mediante imprese esecutrici dei lavori. L’Accordo, invece, prevede il mero finanziamento dell’opera, che si risolve nella semplice messa a disposizione di una somma di denaro, a fronte della possibilità di avvalersi dei diritti di sfruttamento dell’immagine del Colosseo”. Insomma l’Antitrust avrebbe detto che era stato “interpellato un numero di soggetti estremamente limitato”.
Dopo la bufera scatenata dalla diffusione della notizia in un comunicato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato:“Sono sconcertato dall’ostinazione con cui alcune realtà associative cercano di impedire o rinviare gli appalti per il restauro del Colosseo. È una sorta di battaglia ideologica contro un gruppo che, dopo una gara pubblica a bando europeo, mette a disposizione del Ministro dei Beni Culturali 25 milioni di euro in sponsorizzazioni per restauri che saranno affidati in base a bandi lanciati dalla stessa pubblica amministrazione statale. Non ci si può lamentare né sorprendere che un monumento come il Colosseo subisca danneggiamenti di vario tipo se, nel contempo, si continua ad ostacolare un progetto di restauro da tempo avviato. Chi oggi si avvale di tutti i possibili cavilli giuridici e procedimentali per rinviare questo restauro si assume una gravissima responsabilità rispetto alla conservazione di questo eccezionale bene monumentale e crea un oggettivo danno alla città di Roma. Mi appello al senso di responsabilità e all’attenzione al bene comune da parte di tutti per giungere il più presto possibile all’apertura dei cantieri per il restauro del Colosseo in un clima di assoluta trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa”. “L’ Antitrust ha fatto solo un’osservazione – conclude Alemanno – non è un’ indicazione di carattere cogente”.
“Eccoci ad un nuovo episodio dell’imprevedibile mondo di Alemanno. Dopo il cinepanettone delll’albero di Natale di piazza Venezia, il nuovo anno si apre con un’altra brutta figura per il sindaco di Roma, che questa volta tocca il Colosseo”. Lo dichiara Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio.
“Al di là delle battute – conclude Bonessio – resta lo sconcerto per la leggerezza con cui vengono gestite le questioni della Capitale, dalla più piccola, a quella dell’opportunità del restauro del Colosseo, che sono sotto gli occhi del mondo”.
Intanto il Colosseo continua a perdere pezzi. A Natale infatti si era staccato un pezzo di tufo dal cornicione. Il responsabile: un piccione, ma anche l’uomo con i suoi ritardi ci mette molte sue colpe per il precoce invecchiamento di un monumento che ha reso Roma eterna.
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