Riapre la Casa delle Vestali

Dopo un restauro lungo 20 anni la Via Nova e la casa delle sacerdotesse della dea Vesta riaprono al pubblico

La casa delle Vestali, il luogo dove si riunivano le antiche sacerdotesse della Roma Antica, dopo un lungo restauro iniziato ben 20 anni fa, riapre i battenti al pubblico insieme alla Via Nova che corre lungo le pendici del Palatino con le sue "tabernae" svelando il prospetto della Domus Tiberiana.
A presentare i nuovi lavori ieri, 27 gennaio 2011, il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, la soprintendente ai beni archeologici Anna Maria Moretti, il direttore generale alle antichità Roberto Malnati, l’assessore capitolino alla Cultura Dino Gasperini, il rettore della Sapienza Luigi Frati e il professor Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali.
“La Casa della Vestali ci racconta oggi la sua storia in modo puntuale grazie agli scavi condotti da Carandini – dichiara Moretti – Di questo intervento si è potuto lasciare una traccia con l’affaccio sulle strutture di età augustea, una delle fasi che hanno interessato il sito”.
“Non c’è luogo – confessa Carandini – più poetico e importante storicamente di questo". Fin dall’epoca protostorica i latini avevano le loro divinità protettrici del focolare domestico, Vesta e i Lari. Ad un certo momento si crea un culto di Vesta cittadino, il focolare di tutti, cosa che segna l’inizio della città di Roma. Quale fortuna, allora, abbiamo avuto noi di poter arrivare in 25 anni di scavo al santuario di Vesta, 6878 metri quadrati, mezzo ettaro di Palatino con una storia che dura almeno 1500 anni.
“E’ un traguardo che si aspettava da troppi anni – dice Gasperini – frutto di un lavoro incredibile di recupero di un patrimonio fino ad oggi privato alla lettura e alla fruizione del pubblico. Sono sicuro che questa collaborazione straordinaria tra Comune, Ministero e Soprintendenze porterà ad altri risultati entusiasmanti”.
Il restauro ha dato nuova luce alla struttura d’epoca imperiale, eretta dopo l’incendio del 64 d.C e risalente alla ristrutturazione sotto Settimio Severo nel II sec. Un atrio-giardino di forma rettangolare lungo quasi quaranta metri dove si aprono tre bacini d’acqua (due quadrati più piccoli alle estremità e uno centrale rettangolare più grande), circondato un tempo da un portico di cui oggi rimangono le tracce a terra dei basamenti, dove sfilano ancora, unico caso in tutto l’area archeologica centrale, le statue originali in situ, dedicate alle Vestali.
Un restauro che non ha solo restituito gli antichi resti architettonici, bensì anche la flora che doveva ornare il lungo corridoio accompagnato dalle statue delle vestali. Infatti è stato ripristinato tutto il manto erboso e i roseti autoctoni intorno ai tre bacini che sono stati riempiti d’acqua.
Camminando all’interno di quello che è stato definito ‘il cuore di Roma’ essendo il culto di Vesta tra i più antichi della nascente città, le statue di nuove pulite e nitide delle filiformi sacerdotesse sembrano riportare indietro il visitatore per supplire al rito più strategico e mistico: tenere acceso il fuoco sacro di Roma.

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