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Riaprire siti archeologici dimenticati grazie ai disabili: il sogno della cooperativa Cotrad

E' il sogno della cooperativa Cotrad

Aprire le porte a cittadini e turisti in luoghi o siti artistici e archeologici di Roma dimenticati o sconosciuti ai più, grazie all’impiego di ragazzi disabili e all’ausilio di personale specializzato nella assistenza a portatori di handicap, completamente a costo zero. È questo il sogno che la Cooperativa sociale Cotrad spera di veder realizzato al più presto, convinta che «il sociale e l’arte possano tranquillamente essere in connubio e soprattutto essere una grandissima gratificazione sia per la comunità, sia per queste persone di categorie “fragili”, con sì qualche difficoltà in più ma anche molte qualità in più rispetto ai cosiddetti normodotati».

Da 30 anni impegnata nell’ambito socio-educativo e in particolare nell’assistenza domiciliare a diversamente abili, la cooperativa Cotrad ha da tempo proposto alla Soprintendenza Archeologica di Roma di riaprire alcuni siti oggi chiusi al pubblico, che potrebbero essere gestiti da ragazzi disabili. Il progetto “Custodi di antiche mura”, in realtà, presentato due anni fa in maniera informale ad un dirigente della Soprintendenza dell’epoca, nasce nel 2005, quando l’associazione decide di aderire alla campagna di Legambiente “Salvalarte” per la rivalutazione delle arti minori. Nell’ambito di questa iniziativa, proseguita negli anni, i giovani disabili sono andati alla ricerca di antiche edicole del Seicento e del Settecento, nascoste tra le strade di Roma. Nel 2006 la cooperativa ci ha riprovato, ma stavolta nello storico rione Monti, dove tra l’altro la Cotrad ha sede; «Attraverso questa iniziativa – dice la responsabile del progetto Mària Sorbo – a cui i ragazzi hanno partecipato con grande entusiasmo e per cui abbiamo anche prodotto dei video presentati poi ad alcuni festival, abbiamo potuto scoprire nelle zone di Monti, Testaccio ed Esquilino che esistono delle realtà, bellissime, completamente sconosciute e chiuse al pubblico perché la Zètema, che gestisce l’apertura e la chiusura di questi siti, ha pochissimi custodi, e – continua – perché il sito, non essendo di grandissimo richiamo, come può essere il Colosseo, secondo la società, non giustificherebbe l’impiego di personale a tempo pieno».

Da qui la proposta di tenere aperti questi luoghi, tra cui l’auditorium di Mecenate, il Mitreo del Circo Massimo e l’Insula di San Paolo alla Regola, tutti i giorni, sfruttando le ore di assistenza domiciliare erogate dalla cooperativa per i ragazzi che quotidianamente aiutano. «Visto che – ci spiega Sorbo – il I municipio paga gli assistenti Cotrad per offrire assistenza domiciliare a persone disabili, e visto che molte di queste persone sarebbero perfettamente in grado, sia per età che per patologie, di svolgere funzioni di guardia o sorveglianza, noi potremmo garantire insieme ai nostri ragazzi la gestione di questi siti proprio nelle ore di assistenza, senza quindi che il Municipio o la Soprintendenza siano costretti a sostenere ulteriori costi. Si potrebbe poi prevedere – continua – anche un biglietto d’ingresso ad un costo relativamente basso, che comunque andrebbe interamente a finire nelle casse della Soprintendenza. Per quanto riguarda invece i giovani che verrebbero impegnati, si potrebbe pensare a progetti di tirocinio o borse lavoro che il municipio in altri ambiti già eroga». Senza contare, però, che il solo fatto di svolgere un compito, di avere un impegno quotidiano e costante e di rendersi utili alla comunità rappresenterebbe per queste persone già un guadagno sufficiente.

L’ostacolo finora risultato invalicabile è però la difficoltà di entrare in contatto con la persona giusta. Da due anni infatti la Cooperativa cerca di capire qual è la figura della Soprintendenza a cui potersi rivolgere, senza ancora nessun esito. «Due anni fa – ci racconta ancora Mària Sorbo – abbiamo partecipato ad un concorso di Zètema per l’apertura estiva di alcuni di questi siti, tra cui l’Auditorium di Mecenate, ma non abbiamo vinto perché c’erano molte associazioni culturali e di archeologi più accreditate di noi. In quell’occasione però abbiamo parlato con la Dott.ssa Piraino che ci consigliò di rivolgerci direttamente alla Soprintendenza». Ma sia a causa della gravosità degli impegni che la Cooperativa, con pochissime risorse umane, porta avanti, sia per un relativo silenzio da parte dell’Istituzione, questo incontro non è purtroppo ancora avvenuto.

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