

Dopo due anni di ricerca archeologica emergono nelle catacombe di Santa Tecla
Dopo un anno dal ritrovamento della suggestiva e più antica raffigurazione di San Paolo, rappresentato in busto, in un clipeo aureo, databile agli ultimi anni del IV secolo, nelle catacombe di santa Tecla sulla via Ostiense, sono state rinvenute all’interno di un cubicolo, tutte le immagini degli apostoli.
L’annuncio è stato dato ieri 22 giugno 2010 presso la basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la conferenza stampa di presentazione delle ultime scoperte archeologiche emerse nel corso degli scavi e dei restauri curati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. A presenziare l’appuntamento vi erano Fabrizio Bisconti, sovrintendente archeologico delle catacombe, Barbara Mazzei, responsabile del restauro, e Giovanni Carrù, segretario della commissione.
È intervenuto anche l’arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra che, ha illustrato i dettagli della scoperta.
Al termine di un lavoro di restauro iniziato nel 2008, sono venute alla luce altre raffigurazioni di apostoli: San Pietro, riconoscibile dalla barba bianca e dalle tipiche sembianze dell’apostolo-pescatore, ma anche sant’Andrea e san Giovanni.
“Per Andrea e Giovanni si tratta delle prime rappresentazioni iconografiche in assoluto – spiega Bisconti – mentre per Pietro e Paolo esistevano già delle rappresentazioni ma mai da soli e mai sotto forma di icona”.
I quattro dipinti sono stati rinvenuti all’interno di un cubicolo ascrivibile al tardo impero, fatto costruire da una nobildonna del tempo. All’interno dello stesso il tema ricorrente pittorico è quello religioso così come negli ambienti antistanti, dove ci sono ulteriori rappresentazioni sacre.
Il tutto è rimasto conservato per secoli al di sotto di un palazzo risalente agli anni ’50.
“Siamo sicuri che si tratta dei santi apostoli – prosegue Bisconti – abbiamo confrontato le immagini con alcune rappresentazioni degli apostoli che possiamo ritrovare a Ravenna e risalenti a qualche tempo dopo complete anche di didascalia. Pietro, ad esempio, è rappresentato con un’immagine stereometrica e con una incipiente calvizie”.
“Durante i lavori, in particolare – ha riferito Barbara Mazzei –, per asportare le croste calcaree, è stata utilizzata l’innovativa tecnica del laser, sperimentandola in un ambiente ipogeo, particolare che aumentava la complessità dell’operazione”.
La tecnica del laser, in questo modo, non interferisce sulla pellicola pittorica, mantenendo inalterati i colori.
Un nuovo contributo alla storia dell’archeologia cristiana che da secoli attira turisti ed esperti nei sotterranei di Roma.
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