Ritrovate sei statue dell’epoca severiana all’Anagnina

La più importante scoperta archeologica nel suburbio di Roma

L’Anagnina, la strada romana che da Roma portava ad Anagni, in quel tratto che andava dalla città ai luoghi ameni della campagna romana, circa venti secoli fa, le famiglie più ricche costruivano delle grandi ville, forse per scappare dalla già tanto affollata Roma.
Ed è proprio in questa zona che gli archeologi guidati da Roberto Egidi responsabile di zona per la Sovrintendenza Speciale Archeologica di Roma, hanno riportato alla luce sei bellissime statue riferenti alla famiglia dei Severi. C’erano tutti da Settimio Severo, l’imperatore romano originario di Leptis Magna, (Libia), al potere nel III secolo d.C., a sua moglie Julia Domna, colei che fece restaurare in passato il tempio di Vesta, i figli dell’imperatore Geta e Caracalla a sua volta imperatore e forse Eliogabalo (il ritratto ritrovato è di un fanciullo/a), poco conosciuto, ma anche lui imperatore fanciullo dell’età tardo antica e una statua probabilmente riferibile a Zeus. Inoltre è stata recuperata anche un’Erma arcaizzante.
Le statue tutte a grandezza naturale sono state ritrovate, in seguito alle indagini preliminari per la realizzazione del Piano di Zona Edilizio Anagnina 1, nel X Municipio di Roma, all’interno di una vasca di pertinenza di una villa romana, nei pressi di un mausoleo.
La zona non è sconosciuta agli studiosi per il suo valore storico archeologico e per i numerosi ritrovamenti in situ; proprio nei pressi della stazione metro Anagnina infatti, si erge, ormai malconcio per le incurie del tempo e degli uomini, una bellissima cisterna romana in opera reticolata, che restando agli studi pubblicati, serviva per portare acqua alla villa romana non molto distante.
“Una delle più sorprendenti e importanti scoperte nel suburbio della capitale” così è stato definito il ritrovamento dal Mibac.

Intanto gli esperti fanno sapere che “l’ultimo proprietario della villa potrebbe essere stato un funzionario di alto rango legato alla famiglia imperiale”. E concludono: “L’esistenza di un mausoleo di epoca tardo-imperiale adiacente l’impianto rafforza tale ipotesi stante la consuetudine, frequentemente documentata a partire dal II-III secolo d.C., di seppellire il proprietario accanto alla sua dimora”.

Da altri rinvenimenti attestati sempre nella stessa zona, il luogo sembra essere frequentato già a partire dal I d.C. poiché “in precedenza ha restituito altre pregevoli sculture quali una raffinata testa maschile in terracotta di stile ellenistico, più grande del naturale, un ritratto maschile della fine del I secolo d.C. ed un rilievo marmoreo, riutilizzato nelle murature, raffigurante un Galata morente di un tipo iconografico ben noto dai rilievi pergameni”.

Per ora le statue andranno ad arricchire il Museo Nazionale Romano e saranno conservati nelle Terme di Diocleziano, dove verranno restaurate e successivamente esposte al pubblico.

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