

Dopo il sit-in di ieri sotto gli uffici di Gualtieri, la consigliera Mussolini (FI) e il presidente del VI Municipio Franco incassano il "no a proroghe" dal Direttore Generale del Comune
L’ordinanza scadrà tassativamente il prossimo 6 luglio e non sarà prorogata. È questa la rassicurazione formale che i vertici amministrativi del Campidoglio hanno messo sul tavolo per tentare di disinnescare la bomba sociale e ambientale esplosa nella periferia est della Capitale.
La conferma è arrivata a margine della concitata manifestazione di ieri, giovedì 18 giugno, che ha visto decine di residenti e comitati di quartiere di Rocca Cencia assediare la piazza del Comune per protestare contro i miasmi insostenibili che da settimane appestano l’aria del quadrante Casilino-Prenestino.
I cittadini, esasperati da un mese e mezzo di “finestre sbarrate” e odori nauseabondi acuiti dal primo caldo estivo, hanno incassato il supporto compatto del centrodestra romano, salendo le scale del Campidoglio insieme ai massimi rappresentanti istituzionali del territorio.
A guidare la delegazione dei manifestanti sotto gli uffici del sindaco Roberto Gualtieri si è schierata l’intera giunta del VI Municipio (le Torri), l’unico guidato dall’opposizione di centrodestra.
In prima linea il presidente del parlamentino delle Torri, Nicola Franco, il suo vice Andrea La Fortuna e la consigliera capitolina di Forza Italia, Rachele Mussolini.
Il fronte del “No” contesta radicalmente gli effetti dell’ordinanza d’urgenza varata il 7 maggio scorso per sopperire al blocco di alcuni sbocchi esteri della spazzatura romana.
Un provvedimento che ha autorizzato il trattamento di extra-volumi di indifferenziato a Rocca Cencia, a Ponte Malnome e a Ostia (viale dei Romagnoli), ma che nel sito di Roma Est ha visto l’introduzione invasiva di due linee mobili di tritovagliatura (tritovagliatori), con annesse attività di pressatura, imballaggio e movimentazione dei rifiuti a cielo aperto.
«Siamo stati al fianco dei cittadini per dare voce a una situazione che sta diventando impossibile da sopportare dal punto di vista igienico-sanitario», ha spiegato a margine del sit-in Rachele Mussolini. «Tutta la coalizione si è presentata unita, dai vertici del Municipio ai rappresentanti territoriali, per dire basta a misure che scaricano le emergenze di Roma sempre sui medesimi quartieri».
La pressione della piazza ha spinto i vertici comunali ad aprire le porte del palazzo. Una delegazione ristretta, accompagnata dai politici di centrodestra, è stata ricevuta ufficialmente dal Direttore Generale di Roma Capitale.
Nel corso del faccia a faccia, i funzionari comunali hanno garantito il rispetto della scadenza naturale dell’atto sindacale, fissata per il 6 luglio, escludendo l’ipotesi di un rinnovo del regime straordinario per i mesi di luglio e agosto.
Un risultato che tuttavia soddisfa solo parzialmente i comitati. «Le rassicurazioni sulla scadenza del 6 luglio sono un passo avanti, ma per noi non basta», ha incalzato Mussolini. «I residenti chiedono certezze granitiche e soprattutto soluzioni strutturali. Una volta spenti i tritovagliatori mobili, l’area deve essere bonificata e ricondotta a una gestione ordinaria. Non accetteremo che il 7 luglio si trovi un altro escamotage burocratico per continuare a stoccare rifiuti nell’impianto».
Mentre il conto alla rovescia si accorcia, la vigilanza dei cittadini nei quartieri che circondano lo stabilimento Ama resta altissima. La paura collettiva è che l’imminente picco delle temperature estive possa trasformare le ultime due settimane di validità dell’ordinanza in un incubo ambientale.
I comitati hanno già fatto sapere che monitoreranno giorno per giorno i flussi dei camion dei rifiuti: se il 7 luglio i macchinari mobili non saranno smantellati e portati via, la protesta tornerà a bloccare i cancelli di via di Rocca Cencia.
La promessa del Campidoglio di non prorogare l’ordinanza oltre il 6 luglio rappresenta una parziale vittoria per i comitati, ma evidenzia la fragilità del sistema di smaltimento romano a ridosso dell’estate.
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