Roma e Lazio: tra precarietà e contratti brevi, la stabilità resta un miraggio

Questa la fotografia scattata dalla Cgil che ha analizzato i contratti stipulati dall'inizio del 2025

Nel Lazio, la stabilità sul lavoro sembra ancora un lusso per pochi. Dall’inizio del 2025, solo il 15% dei nuovi contratti stipulati è a tempo indeterminato, mentre la gran parte degli ingressi nel mercato del lavoro resta precaria, fragile e spesso a termine.

A fare le spese di questa realtà sono soprattutto i giovani e le donne, le categorie più vulnerabili a contratti brevi e part-time involontari.

Secondo la fotografia scattata dalla Cgil Roma e Lazio, in sei mesi sono stati attivati 486.490 contratti, ma più della metà, 268.518, sono a tempo determinato.

I contratti stabili sono appena 76.710, mentre apprendistati, stagionali, somministrazione e intermittenti completano il quadro di un mercato frammentato e instabile.

Il saldo tra nuovi ingressi e cessazioni conferma un trend preoccupante: nonostante qualche stabilizzazione, la crescita occupazionale resta ferma e la precarietà domina.

Tra i giovani fino a 29 anni, la situazione è ancora più drammatica: solo l’8,8% dei contratti è stabile, mentre più della metà è a termine. Nella fascia 30-50 anni le stabilizzazioni salgono al 19,5%, ma non bastano a far respirare un mercato del lavoro che sembra soffocare tra contratti temporanei e incertezze.

Le donne, poi, continuano a pagare un prezzo alto: part-time e contratti in somministrazione restano nettamente più frequenti rispetto agli uomini, con il rischio di rendere la stabilità un traguardo quasi irraggiungibile.

“Dati che svelano la realtà nascosta dietro le promesse di crescitacommenta Natale Di Cola, segretario della Cgil Roma e Lazio – il mercato del lavoro è fermo e la precarietà avanza, mentre la politica celebra numeri che non rispecchiano la quotidianità dei lavoratori.”

Il report evidenzia anche un altro dato significativo: tra le cause di cessazione dei contratti, il 62% è legato alla scadenza naturale dell’accordo, mentre solo il 24% riguarda dimissioni volontarie. Una fotografia che racconta non solo numeri, ma vite sospese, carriere interrotte e famiglie che fanno i conti con contratti instabili.

Il messaggio della Cgil è chiaro: “Serve un lavoro di qualità, con tutele e salari dignitosi. Comune e Regione devono intervenire, non basta celebrare numeri astratti.” Perché dietro ogni contratto precario, ogni part-time forzato e ogni stabilizzazione mancata, ci sono persone che vivono la precarietà sulla propria pelle.

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