Da Roma a Horsens: un’esperienza di studio in Danimarca

La terra natìa dei Vichinghi è uno dei paesi più felici e un vero paradiso per studenti. L'esperienza di Luca Milani, un neo-diplomato romano che ha scelto di iniziare i propri studi universitari proprio in questa nazione
Redazione - 26 Giugno 2017

Molti sapranno forse che la Danimarca è la terra natia dei vichinghi ed il regno della pioggia e del vento, ma pochi sanno che si tratta di uno dei paesi più felici del mondo, un vero paradiso per studenti.

Racconta la sua esperienza Luca Milani, un neo-diplomato originario di Roma che ha scelto di iniziare i propri studi universitari proprio in questo paese. Ecco la sua testimonianza.

Negli ultimi due anni del liceo scientifico apprezzavo in maniera particolare la matematica e la fisica, così stavo prendendo in considerazione la facoltà di ingegneria meccanica, ma il mio sogno era di studiare all’estero, magari in Inghilterra. Purtroppo però la mia famiglia non ha mai goduto di stabilità economica, perciò iniziai ad abbandonare l’idea e a considerare uno degli atenei della capitale finché non mi imbattei in un articolo sul web che parlava di studi in Danimarca.

Scoprii che i corsi universitari sono completamente gratis e che è possibile richiedere anche dei sussidi dallo stato, venendo così, in pratica, pagati per studiare. Approfondendo ulteriormente lessi anche che questo paese è tra i più felici del mondo, in esso lo stipendio di un semplice commesso non si abbassa sotto i 3000 euro lordi (36-40 ore di lavoro a settimana) ed il tasso di disoccupazione giovanile rimane sotto al 4%.
Colpito da queste notizie mi prese il desiderio di andare a studiare proprio in Danimarca.

Ero all’ultimo anno di liceo, ma stavo già compilando la domanda di iscrizione per la facoltà di ingegneria meccanica del Via University College sul sito di Optagelse. Gli unici requisiti richiesti erano un certificato di inglese attestante un livello sufficiente per seguire lezioni e dare esami ed un diploma; quindi non appena li ebbi entrambi, a luglio, li mandai all’università che, con mia grande sorpresa, decise di accettarmi. Mi trasferii perciò a fine agosto, poco prima che iniziassero le lezioni e scelsi Horsens poiché tranquilla, con poco traffico e poco rumorosa, l’unico punto negativo: non ha così tante possibilità di svago come potrebbe avere una città più grande come Aarhus o l’ambita capitale Copenaghen. In compenso il costo dell’affitto, rispetto a queste metropoli, è decisamente inferiore.

Appena arrivato notai subito delle grandi differenze con l’Italia, dall’architettura al clima, dal paesaggio allo stile di vita. All’inizio staccarsi dagli affetti e dagli amici con cui si è cresciuti è stata dura, ma poi, fatte nuove conoscenze, ho trovato modo di svagarmi. Incontrando anche molti ragazzi italiani in Erasmus ho avuto modo di capire le differenze tra l’università italiana e quella danese. Infatti mentre nel nostro paese si approfondisce molto la teoria, qui si predilige più l’aspetto pratico e si assegnano molti esercizi, esperimenti in laboratorio e progetti, tutto al fine di preparare gli studenti al 100% al mondo del lavoro. Inoltre se in Italia il rapporto con gli insegnanti è asimmetrico, e gli orari delle lezioni asfissianti, in Danimarca puoi permetterti di dare del tu al professore ed avere un rapporto informale ed amichevole con lui; le lezioni durano dalla mattina fino al primo pomeriggio, quindi i ragazzi hanno anche tempo per rilassarsi un po’ o per lavorare.

Purtroppo uno degli aspetti negativi della Danimarca è il costo della vita che è generalmente più alto rispetto agli standard europei, ma c’è anche da dire che gli stipendi sono più che proporzionati.

Anche se avevo una piccola cifra da parte, il costo dell’affitto era alto, quindi decisi di cercare un impiego part-time per compensare le uscite. Iniziai come lavapiatti in un ristorante italiano, poi come apprendista pizzaiolo, e circa 3 mesi più tardi ricevetti un’offerta di lavoro da Trendhim, un’azienda che si occupa di marketing. Subito dopo compilai la domanda di richiesta dell’SU, ovvero un sussidio che lo stato cede agli studenti che lavorano almeno 12 ore a settimana e che conta circa 800 euro lordi mensili.

Quindi, a partire da febbraio iniziai effettivamente ad essere pagato per studiare e ad avere entrate sufficienti per arrivare alla fine del mese e a mettere anche qualcosa da parte.

Oggi sono molto contento della piega che sta prendendo la mia vita, ora riesco a vedere un futuro, cosa che in Italia purtroppo non mi sarei potuto permettere.

Luca Milani


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