Roma: Nuovo Piano Regolatore, milioni di metri cubi di retorica

Da una mail di un nostro lettore
Riceviamo e pubblichiamo - 23 Marzo 2006

Il Nuovo Piano Regolatore si sconfessa solamente qualche minuto dopo la sua approvazione nella notte tra martedì 21 e mercoledì 22 marzo: alle 2,45, infatti, si discute di quali aree destinare a nuove edificazioni per sopperire alla mancanza di edilizia popolare, sfruttando zone agricole o destinate ai serrvizi, ai margini della città e lontane dalle maggiori linee di trasporto pubblico.
Vengono così a cadere vari elementi con i quali il Comune giustificava la bontà: l’equità sociale del Piano, la certezza delle regole e della destinazione dei terreni, la realizzazione di insediamenti periferici completi di servizi.
Si parla di riduzioni per non parlare di cosa verrà spalmato sul territorio.

Si continua a parlare di Roma come metropoli più verde d’Europa, senza però precisare che nel calcolo delle aree verdi vengono incluse aree verdi fuori del raccordo: la nostra esperienza empirica e diretta del territorio non ci ispira a dire che viviamo in un’oasi di verde serenità.

Le dichiarazioni di Roberto Morassut su Repubblica di mercoledì 22 non sono di buon auspicio per il benessere della città: l’Assessore all’Urbanistica, infatti, dice:" Spero diventerà più facile spostarsi e accedere dall’esterno".
Il fatto che l’Assessore si affidi alla speranza, dice molto dell’insufficienza tecnica e scientifica di questo Piano, approvato senza aver discusso il Piano Generale del Traffico: si continua a collocare cubature senza pensare al traffico e ai servizi di trasporto. Sperare o fare gli scongiuri non è esattamente la risposta migliore ai mali cronici della città.

Secondo il Sindaco Walter Veltroni, nel suo discorso in aula, ha parlato di un piano regolatore di "una città moderna e giusta, con il 68% di verde, con le periferie che si stanno integrando".
Che quel 68% di verde non sia percepibile con la stessa immediatezza del sindaco è un mistero. Riguardo alla periferie che si stanno integrando, il degrado sociale, urbanistico e architettonico non verrà certo mitigato da qualche opera pubblica pagata a suon di cubature concesse ai privati con gli "Accordi di Programma", che hanno ottenuto l’appoggio sia del centrodestra che del centrosinistra.
Per quest’ultimo motivo, il tentativo dei partiti dell’opposizione di centrodestra (vedi l’intervento di Marsilio di AN, che parla di "maggioranza fin troppo allargata") di distinguersi dalla maggioranza di centrosinistra è pura fantasia: nel corso di questi anni ogni forza politica ha privilegiato i privati e ha concesso loro una forte influenza sul governo del territorio.

Adriana Spera, sottolineando i danni causati dai Programmi di Recupero Urbano e dall’Edilizia della 167 lontana dalle linee di trasporto su ferro, ha parlato di "compromesso" fra le varie volontà dei partiti di maggioranza ("Se dipendesse solo da Rifondazione, questo piano sarebbe molto diverso"): ci chiediamo se questo compromesso sia sostenibile per l’ambiente e la società.

Che il Nuovo Piano Regolatore non sia un evento storico (l’aggettivo è ricorso molte volte nei discorsi della maggioranza), ma uno dei tanti compromessi della storia urbanistica romana, lo si evince anche dall’intervento del consigliere Di Stefano, il quale parla delle "compensazioni e della proprietà privata come di un diritto sacrosanto e che, ringraziando il Cielo, è passata questa tesi".
Forse il Cielo è l’entità meno indicata da associare alla Proprietà Privata, se non altro perché il Cielo a cui si riferisce De Stefano è praticamente il più grande proprietario terriero dell’Universo e non si occupa certo di proprietà private e di speculazioni.
Per rimanere ad un livello laico, sarebbe il caso di ricordare al consigliere De Stefano che la salute pubblica e il diritto ad una città equa e solidale sono ben più sacrosante del commercio di terreni e di varianti.

Sulla partecipazione sono state citate più volte le osservazioni presentate dai cittadini, senza però rimarcare quanto bassa sia la percentuale di quelle realmente accolte e di come siano state favorite le osservazioni che chiedevano nuove cubature.
Per Silvio Di Francia, il consiglio comunale è stato "il luogo della democrazia, poi il futuro dirà chi ha avuto ragione": ritorna ancora il tema della speranza come ultima dea urbanistica.
Fabrizio Panecaldo ha parlato di Piano regolatore partecipato e condiviso con la città, un piano contro il quale "nessuno viene a contestare". Dal pubblico è partito qualche fischio e una voce si è levata per far notare al consigliere che erano le due e mezza di notte e che il voto era stato precipitato in tarda notte con l’intento di avere un ristretto pubblico fatto di addetti ai lavori.
Naturalmente per il consigliere Panecaldo le numerose vertenze in corso, le manifestazioni di associazioni per la difesa dell’ambiente e del diritto alla casa, organizzate anche davanti al Campidoglio in questi giorni, non sono da considerare in quanto poco pubblicizzate dai giornali, che hanno preferito intervistare solo gli amministratori e le associazioni più vicine al Campidoglio.

Le consigliere Ivana Della Portella, come pure l’Assessore all’Ambiente Dario Esposito si sono dichiarati contenti della rete ecologica, senza però ricordare quante tutele paesistiche siano state cancellate, anche con deroghe retroattive, per favorire il Piano Regolatore e i Programmi di Recupero.

Al di là della limatura di alcune cubature, il Nuovo Piano Regolatore non appare né giusto né moderno.

E’ ingiusto che il Comune, appena qualche secondo dopo l’approvazione di oltre 70 milioni di metri cubi, discuta della necessità di reperire altre aree per una edilizia popolare che chissà quando verrà costruita, che crea quartieri lontani e senza trasporti efficienti, che ha come scopo solo quello di trasformare aree agricole in terreni edificabili.

Non è moderno che, dopo tanti discorsi sulla crisi ambientale e sociale delle aree urbane, non si tenga conto della mancanza di case a basso costo, delle centinaia di morti per le polveri sottili, del 15% di adolescenti romani con malattie da inquinamento atmosferico, dell’inquinamento acustico in periferia maggiore di quello al centro, del surriscaldamento dell’area, della devastazione di quello che una volta era la campagna dell’Agro Romano.

Mentre i consiglieri Panecaldo e Fayer si slanciano nel proporre "concorsi per la qualità architettonica dell’edilizia residenziale privata e [gentilmente concesso, dopo qualche secondo di esitazione, dal consigliere Fayer] pubblica".

Mentre si parla dell’incerto, un futuro sicuro si avvicina: milioni di metri cubi, sotto forma di terrazze dei presidenti, di quartieri rinascimenti, di centri commerciali con vendite di prodotti poco rispettosi del destino dei lavoratori nei paesi poveri, di parcheggi sotterranei di dubbia utilità sono stati approvati alle 2,30 di notte, in una sala piena solo di architetti e da addetti stampa.

I romani, ignari e dormienti, sognavano , nel frattempo, una città giusta con tutti e bella come poche.

Massimo


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