

Il giovane sospettato è stato individuato e sottoposto a perquisizione nella serata di martedì, quando gli elementi raccolti dagli investigatori hanno condotto gli agenti direttamente alla sua abitazione
Il fermo è scattato nella notte tra il 28 e il 29 aprile, al termine di un’indagine serrata coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi.
Il giovane sospettato è stato individuato e sottoposto a perquisizione nella serata di martedì, quando gli elementi raccolti dagli investigatori hanno condotto gli agenti direttamente alla sua abitazione.
L’episodio si è verificato tra via delle Sette Chiese e viale Ostiense, mentre si concludevano le iniziative per la Liberazione. Secondo quanto ricostruito, un ragazzo a bordo di uno scooter, con casco integrale e giacca mimetica, avrebbe aperto il fuoco utilizzando una pistola ad aria compressa.
Almeno tre i colpi esplosi, caricati con piombini. A essere colpiti un uomo di 65 anni, raggiunto tra il collo e la guancia, e una donna ferita alla spalla.
Entrambi partecipavano alla manifestazione e indossavano il fazzoletto rosso dell’ANPI. Le loro condizioni non destano preoccupazione: le ferite, superficiali, sono state medicate sul posto.
Determinante per l’identificazione del presunto responsabile il lavoro della Digos, che ha analizzato i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona. Le immagini hanno consentito di isolare lo scooter utilizzato per la fuga e di risalire alla sua targa.
Gli investigatori hanno inoltre passato al vaglio le registrazioni del giorno precedente, il 24 aprile, per verificare l’eventuale presenza del sospettato nell’area di Parco Schuster e accertare possibili sopralluoghi.
Fondamentali anche le testimonianze dei presenti, che hanno contribuito a definire con precisione abbigliamento e modalità dell’azione.
L’episodio si inserisce in un clima di particolare tensione che ha accompagnato le celebrazioni romane di quest’anno. La scelta dei bersagli — attivisti legati all’ANPI — e il coinvolgimento di un esponente della Comunità ebraica rappresentano elementi su cui si concentra l’attenzione degli inquirenti.
Nonostante le conseguenze fisiche siano state limitate, la Procura contesta il reato di tentato omicidio. Una qualificazione che tiene conto non solo dell’azione compiuta, ma anche della potenziale pericolosità dell’arma utilizzata, soprattutto se i colpi avessero raggiunto punti vitali.
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