

Al vertice un broker romano, un dominicano e "Il Presidente" colombiano. La droga gettata in mare con il GPS e la truffa subita dalla Camorra
Acquistavano la cocaina direttamente dai cartelli dell’Ecuador a – euro al chilo, la raffinavano in un laboratorio segreto in Calabria e la piazzavano sul mercato di Roma e del litorale laziale a oltre euro al chilo.
Un’impresa criminale transnazionale con logiche e manager di altissimo livello è stata smantellata all’alba di oggi, martedì 16 giugno, dai Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia.
Il blitz, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Roma, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone (mentre altre tre risultano indagate a piede libero).
Le catture sono scattate in contemporanea tra le province di Roma, L’Aquila, Reggio Calabria e Catania. L’indagine, avviata nell’agosto del 2025, rappresenta la chiusura del cerchio di una prima tranche di arresti eseguiti lo scorso maggio.
Per fare arrivare la droga in Italia l’organizzazione utilizzava canali paralleli. Quello terrestre passava dalla Spagna attraverso vetture dotate di sofisticati doppi fondi ad apertura idraulica.
Quello marittimo, invece, sfruttava le navi cargo provenienti dall’America del Sud: durante le traversate oceaniche, i narcos lanciavano in acqua i borsoni impermeabili con la droga, lasciandoli galleggiare.
Grazie a delle boe dotate di coordinate satellitari GPS, i complici italiani uscivano in barca e recuperavano il carico a colpo sicuro.
Nelle intercettazioni telefoniche e telematiche i membri della banda parlavano come veri e propri manager commerciali, discutendo di margini di profitto, perdite e indici di gradimento dei clienti.
Per non farsi scoprire dagli inquirenti, avevano coniato un rigido frasario in codice:
“Biancaneve”: La cocaina tradizionale cloridrato.
“Rosalia” o “Rosalba”: La rarissima e costosa cocaina rosa (2C-B).
“Cotta” e “Cruda”: Termini tecnici per indicare il livello e lo stato di lavorazione della pasta di coca.
Tra le carte dell’inchiesta emerge un retroscena da film: la banda ha subito una maxi-truffa da centinaia di migliaia di euro da parte della Camorra. Alcuni esponenti dei clan campani sono riusciti a sottrarre al cartello un carico da 10 chilogrammi di cocaina inscenando un falso blitz delle forze dell’ordine al momento della consegna.
La scoperta del raggiro ha scatenato il panico tra i sudamericani, che hanno immediatamente attivato canali diplomatici criminali, convocando dei summit segreti in Campania con i boss locali per chiedere la restituzione della droga o il pagamento immediato del controvalore in denaro.
Nelle stesse ore, in Calabria, i Carabinieri individuavano la centrale strategica del gruppo: un casolare sperduto nelle campagne di Sant’Agata del Bianco adibito a raffineria clandestina.
Lì dentro la droga veniva tagliata per quintali prima di essere spedita a Roma, moltiplicando per cinque il volume d’affari della ditta del narcotraffico.
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