

Le indagini proseguono con l’ascolto dei testimoni per chiarire se alla base dell’aggressione vi siano dissidi pregressi o se tutto sia nato da una lite improvvisa degenerata nel sangue
Una lite tra coinquilini degenerata in pochi istanti, fino a sfiorare la tragedia. È accaduto nella serata di lunedì 23 marzo in via Tiburtina, all’altezza del civico 770, dove un palazzo occupato si è trasformato nel teatro di una violenta aggressione a colpi di coltello.
Erano circa le 19:30 quando una discussione, nata per motivi ancora da chiarire, è esplosa in una rissa.
Nel caos generale è comparsa una lama: un fendente ha colpito al collo un uomo di 36 anni, di origine peruviana, che si è accasciato a terra perdendo molto sangue.
L’allarme è scattato immediatamente. Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polizia di Stato e i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure prima del trasferimento in codice rosso all’Ospedale Sandro Pertini.
Nonostante la gravità della ferita, l’uomo non sarebbe in pericolo di vita, anche se resta ricoverato sotto stretta osservazione.

Determinante la rapidità dell’intervento degli agenti, che hanno isolato la scena e individuato in breve tempo il presunto aggressore: si tratta di un ragazzo di 19 anni, fermato e denunciato per lesioni aggravate. La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti, che stanno ricostruendo con precisione la dinamica dei fatti.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione la situazione degli stabili occupati lungo l’asse della Tiburtina, contesti spesso segnati da condizioni di forte precarietà e tensione sociale.
In ambienti dove il sovraffollamento e la convivenza forzata amplificano i conflitti, anche contrasti banali possono trasformarsi in episodi di violenza estrema.
Le indagini proseguono con l’ascolto dei testimoni per chiarire se alla base dell’aggressione vi siano dissidi pregressi o se tutto sia nato da una lite improvvisa degenerata nel sangue.
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