

Oggi i funerali nella chiesa di San Luca al Prenestino
È deceduto ieri 7 ottobre a Roma Giuseppe Bolgia, figlio di Michele, il partigiano, ucciso alle Fosse Ardeatine, che alla Stazione Tiburtina apriva i portelloni dei vagoni per facilitare la fuga dei deportati ebrei catturati dai nazisti, in occasione dei rastrellamenti del 16 ottobre 1943.
Giuseppe faceva parte dell’Anfim, l’associazione dei familiari delle vittime delle Ardeatine. Oggi si svolgeranno i funerali nella chiesa di San Luca al Prenestino.
“E’ con profondo cordoglio – afferma in una nota il sindaco Ignazio Marino – che voglio porgere l’ultimo saluto a Giuseppe Bolgia. Ho avuto il piacere di conoscere Giuseppe il 19 luglio scorso, in occasione della ricorrenza del bombardamento di San Lorenzo. Ho ascoltato dalla sua voce commossa il racconto del gesto eroico di suo padre, Michele, che in servizio presso la stazione Tiburtina, tolse il piombo dai vagoni sigillati che portavano gli ebrei romani verso i campi di concentramento.
Michele, per quel sabotaggio, fu arrestato e come detenuto politico ucciso alle Fosse Ardeatine. Giuseppe aveva appena dodici anni e da pochi mesi aveva perso anche la mamma, durante i bombardamenti alleati. Sono questi i gesti che hanno dato a Roma la fama di città aperta, solidale e la Medaglia d’Oro della Resistenza, e che soprattutto hanno riportato la democrazia in tutto il Paese. A Michele Bolgia, figlio di Giuseppe e a tutta la sua famiglia vanno le mie condoglianze a nome di tutti i romani”.
“Era sempre presente a tutte le importanti commemorazioni in ricordo delle tragedie di Roma durante l’occupazione nazista, aveva sempre al petto la Medaglia d’oro al valore civile alla memoria concessa al padre Michele, ferroviere, ucciso alle Fosse Ardeatine, e non smetteva mai di raccontare la sua storia nelle scuole e nelle piazze”. Così l’Anpi di Roma ricorda Giuseppe Bolgia.
La sua è una vicenda simbolo dell’orrore che la popolazione di Roma dovette subire durante l’occupazione. Prima di suo padre, l’”angelo del Prenestino” che sabotava i vagoni piombati per il trasporto di ebrei e internati in Germania, aveva perso a soli 13 anni anche sua madre, vittima del bombardamento del 19 luglio del ’43.
L’Anpi di Roma si stringe attorno ai suoi familiari. “Giuseppe era un prezioso testimone della memoria storica della nostra città”.
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