

Vergognosa strage di immigrati a poche miglia da Lampedusa
Di fronte a certe tragedie causate dall’uomo, non si può non tornare alle parole di Primo Levi e al suo sgomento verso quella nefandezza della Shoà. Si perché la strage di immigrati al largo delle coste italiane, anch’essa ormai, sta diventando un vero e proprio genocidio, di popoli disperati che vengono in Italia per scappare dalle guerre o per guadagnarsi da vivere per se ma soprattutto per le famiglie che rimangono nel paese di origine. Tutto nell’indifferenza morale e legislativa.
Giovedì 3 ottobre 2013 davanti alle coste italiane di Lampedusa, l’ennesima tragedia del mare. Un barcone con 500 persone a bordo è naufragato a circa mezzo miglio dall’isola dei Conigli e ha preso fuoco. Finora 93 i morti accertati ma se ne temono almeno un centinaio. Una delle donne annegate nel naufragio era incinta, al sesto mese di gravidanza. Tre dei quattro bimbi morti, tra cui una femminuccia, hanno un’età compresa fra un anno e mezzo e tre anni; un altro ha circa sei anni. Sono 155 i sopravvissuti tra cui sei donne e due bambini. Il tutto è avvenuto a poche miglia da una delle più belle spiagge italiane, l’Isola dei Conigli, l’ennesimo delitto dell’indifferenza.
Alcuni sopravvissuti hanno dichiarato che i pescherecci in zona non abbiano prestato soccorso. Fatto poco consono in verità, visto che spesso viene rispettata la regola del mare di aiutare chiunque sia in difficoltà, ma di fronte alle restrittiva legge italiana è tanta la paura anche tra i pescatori della zona.
Tantissimi i comunicati stampa nella capitale. Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti oltre che commemorare i morti di tale tragedia invoca una riflessione generale e richiede il lutto di stato. Sottolinea infine, come sia inaccettabile continuare ad assistere a tragedie immani, che colpiscono tutto il Paese, come quella di oggi a Lampedusa, con decine di vittime innocenti che non hanno alcuna colpa se non quella di pensare che, fuggendo dalla miseria, dalla fame e dalle persecuzioni, possano trovare accoglienza qui in Italia.
Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio, propone di concedere la cittadinanza onoraria per le vittime, di istituire una giornata della memoria dedicata a tutte le vittime degli sbarchi e infine di rivedere una legislazione sull’immigrazione che contribuisce a tali tragedie. Nell’Assemblea Capitolina, il Presidente Coratti in apertura di seduta chiede di osservare un minuto di silenzio e si associa all’appello di Papa Francesco che invita tutti ad unire gli sforzi perché non si ripetano simili tragedie.
Un minuto di silenzio all’apertura della prossima seduta del consiglio regionale e bandiere a mezz’asta alla Pisana, è la richiesta avanzata dal Gruppo per il Lazio che esprime cordoglio per la morte di molti migranti naufragati a Lampedusa. Marta Bonafoni, vice capogruppo di Per il Lazio al Consiglio regionale, oltre che condividere la richiesta di lutto nazionale da parte di Zingaretti, chiede alle istituzioni di assumersi la responsabilità di queste perdite e spinge per migliorare le politiche di accoglienza dei migranti per garantire i diritti di tutti coloro che vedono l’Italia, sia per sé stessi che per i propri figli, come l’unica speranza per la realizzazione di una vita dignitosa.
Purtroppo dolore e cordoglio non bastano a far tornare in vita le migliaia di morti nel mare. Spesso gli immigrati sono presi come capri espiatori dei mali della società. Molto corta risulta essere la memoria degli italiani, che dall’800 fino ad oltre metà del secolo scorso, vivevano le stesse condizioni degli emigranti africani di oggi. Oggi per un immigrato il viaggio della speranza verso l’Italia, costa dai duemila ai tremila euro. Cifre enormi che vengono raggiunte attraverso una vera e propria colletta di tutti i familiari che decidono di puntare su uno solo di loro, spesso minorenne. Se il viaggio va a buon fine poi si aspettano le rimesse da parte dell’immigrato che col suo lavoro dovrebbe mantenere dalle due alle cinque famiglie. Molto spesso il prescelto non ce la fa e certamente il dolore per tale perdita è lo stesso come in ogni parte del mondo.
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