

L’evento, promosso dall’Associazione il veliero azzurro, è stata allietato dagli interventi musicali del Coro Bibliocanto diretto dal M° Paula Gallardo
Mercoledì 21 giugno 2017 presso il Centro Culturale “Gabriella Ferri” in largo Beltramelli – Via delle Cave di Pietralata, 76 serata per Achille Serrao e Vincenzo Scarpellino, poeti di Periferie con presentazione a cura di Maurizio Rossi e Vincenzo Luciani degli “APERILIBRI” a loro dedicati.
L’evento, promosso dall’Associazione il veliero azzurro presieduta da Michele Evangelista e con la collaborazione di Pericle Eolo Bellofatto, è stata allietato dagli interventi musicali, molto graditi ed applauditi, del Coro Bibliocanto diretto dal M° Paula Gallardo.
Nella lettura dei testi, in italiano e in dialetto si sono alternati: Francesca D’Ambrosio, Angela Ricci, Vincenzo Luciani e Maurizio Rossi
Luciani ha presentato l’Aperilibro Achille Serrao. Antologia, a cura di Luca Benassi, sottolineando alcuni aspetti fondamentali della biografia del poeta e della ricca bibliografia dello stesso. In esordio poesia in lingua (tra surrealismo, ermetismo e sperimentalismo) fino al 1989, dopo la morte del padre, solo poesia nel dialetto paterno di Caivano (CE), fino alla fine. E libri di prosa e poi di saggistica e di critica, in particolare su Mario Luzi, su Caproni e poi sui “poeti delle altre lingue, con particolare riferimento ai “Poeti di Periferie” come si intitola un suo saggio, a sottolineare il suo sguardo “periferico”, particolarmente attento alla poesia estranea ai circoli letterari. Di Serrao Luciani ha esaltato anche l’aspetto militante per la salvaguardia e la valorizzazione dei dialetti d’Italia, attraverso la rivista “Periferie” e i Premi letterari da lui fondati: Premio Ischitella alla sua XIV edizione, Premio Scarpellino alla VII e la costituzione del Centro di documentazione della poesia dialettale Vincenzo Scarpellino (2002). Luciani ha concluso con alcuni lasciti dell’insegnamento di Achille, tra i quali: la ricerca dei poeti delle altre lingue; la poesia, da ricercare con pazienza, nel saperla attendere, nella sua cura estrema, fino allo sfinimento; la lettura attenta di testi degli altri poeti viventi e non viventi, fatta con attenzione, valorizzando i meritevoli e non stroncando quelli banali (convinto com’era di non ricorrere mai a stroncature perché la migliore stroncatura è il silenzio); che la generosità non è dabbenaggine; che l’amicizia è sacra e che che lo sguardo periferico e appartato non mente (Papa Francesco ha di recente affermato che le cose si vedono meglio dalle periferie).
Molta emozione hanno suscitato i testi in italiano Post meridiem e La soglia (dedicata alla moglie Paula Gallardo) e in napoletano Nu tiempo c’è stato, Primma ca saglie ’a luna, Ducezza cimmarella, ’A luna, E ccose, Comme fosse niente, ’A casarella ’e Vicenzino e infine Natale, per Maria dedicata alla figlia Maria, deliziosamente commossa e presente in sala.
“Secondo Elio Pecora, – ha affermato Maurizio Rossi nell’illustrare la poesia di Scarpellino – tutta la poesia ha una dimensione sociale perché, anche quando esprime l’esperienza emozionale dell’individuo, si proietta nella Società degli uomini, interroga tutte le persone e fa da sfondo ai temi del vivere civile. E questo piccolo riuscitissimo “aperilibro”- dà ragione a quanto detto. Infatti in una prima parte sono raccolte poesie più personali, intime, del poeta romanesco; mentre nella seconda, i componimenti danno voce in modo più evidente a istanze e temi sociali, quali: “Er ber Paese”, “Le morti bianche”, “Rassegna stampa”, “La Rebubbrica”, “Er progresso farzo…” (…) “Rassegna Stampa” è un “rosario” senza commenti personali (sarebbero superflui) di malefatte in giro per il mondo, e non lascia spazio a nessuna speranza, né via d’uscita. Eppure, il semplice elenco colpisce come la fiondata di Davide a Golia. Più misurata questa poesia, per me “cerniera” con quelle più intime e personali, dove Scarpellino racconta sé stesso come in “Stazzione Termini” e ne “La notte è lunga”: La notte è lunga e er sole nun rischiara; / più storci l’occhi e più nun vedi gnente, / puro se esisti e vivi fra la gente / campi cor vòto de na vita amara. Esisti, vivi, campi: tre parole per esprimere la condizione dell’uomo, che oscilla tra l’esistenza, mistero che richiama profondi significati e tutta la scienza umana, e il “campare” che esprime lo stare in un luogo, nelle faccende anonime del quotidiano, nell’arco della propria ‘vita’. Così l’uomo, il Poeta, agisce sia una ricerca filosofica, sia una concretezza di sensazioni e di ragionamenti…: Ma io chi so’ / Ma io chi so’, che fo sopra sta tera?… / e si so’ vivo manco ne so’ certo, / so’ un granello de sabbia ner deserto / …M’accorgo che respiro e pompa er core / si penzo che sia un fatto naturale / che nun ce vita si nun c’è dolore! Queste due “anime” si ricompongono nel sonetto forse più riuscito, “Un’antra foja ar vento”, nelle immagini e nel pensiero; qui l’animo “romano” tracima dai versi, già dall’inizio, fino al distico finale: ma tu nun ce stai più, manco t’importa…/ vai incontro ar nulla eterno a cor contento. E tra “er nulla eterno” e una domanda di senso della vita “Fo parte di un disegno origginale, / sto drento a na spruzzata de colore/ confuso ne la scena universale.// (“Ma io chi so’”), sta “Er vive quotidiano”: …scanzo er tran-tran der vive quotidiano / pe córe incontro a un monno de poesia, / che m’accarezza e che me pìa pe mano / pe da lo sfratto a la malinconia… che il Poeta “scansa” sfugge, “dribbla”, inganna, per tendere alla Poesia, ad una visione emozionale e “diretta” del mondo intimo e reale; una visione consolante e capace di togliere la malinconia tra ciò che si vorrebbe e ciò che si riesce ad ottenere e realizzare”.
All’intervento critico di Maurizio Rossi ha fatto seguito la lettura delle più significative poesie del grande poeta romanesco (in sala la vedova di Scarpellino, Pina) e a conclusione alcuni brani magistralmente eseguiti dal Bibliocanto.
Un’ampia galleria di foto della serata a cura di Aldo Zaino qui
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