

Scade oggi il termine per candidarsi. Circa 1900 i progetti disponibili per vivere un anno che possa “davvero” cambiare la vita
Oggi, 4 ottobre, scade il termine per presentare la domanda di partecipazione al Servizio civile nazionale e avere così la possibilità di vivere un anno da volontario al servizio di una causa, un’idea, di persone più svantaggiate.
Oltre 10 mila i posti da assegnare tramite il bando nazionale; più di 9 mila quelli messi a disposizione da regioni e province autonome, per un totale di circa 1900 progetti che toccano tutti gli ambiti del sociale e della cultura; dagli anziani, agli immigrati, dai bambini ai diversamente abili. Saranno 19.627 i giovani tra i 18 e i 28 anni che per un anno potranno vivere un’esperienza unica, che cambia la vita, non solo la propria ma, forse, anche quella di chi riceve l’aiuto dei volontari. La possibilità di rendersi utili alla comunità, di offrire un servizio, di impegnarsi affinché qualcuno possa trarre benefici dal tuo impegno e dalla tua buona volontà. Ma anche, dulcis in fundo, entrare nel mondo del lavoro, acquisire competenze nuove o magari mettere a frutto quelle già possedute e per cui si ha studiato. Questo almeno è quanto si sente ripetere da alcuni anni; l’auspicio di enti, associazioni, istituzioni coinvolte nell’organizzazione e realizzazione dei progetti.
Non sempre però le prospettive annunciate e immaginate corrispondono poi alla realtà dei fatti. Di questi diciannove mila ragazzi, così come chi prima di loro è stato volontario di servizio civile, si ritroverà in un ufficio, davanti a un pc o ad una fotocopiatrice; alcuni giorni non sarà impiegato in nessun modo, altri invece sarà occupato in attività che non erano proprio quelle descritte nel bando del progetto che pochi mesi prima tanto lo aveva colpito e convinto di poter fare finalmente qualcosa di buono. D’altro canto fra questo esercito di volontari, ci sarà, come c’è già stato, qualcuno che ha visto nel servizio civile una possibilità di impiego, un lavoro con cui guadagnare, seppur non molto (433 euro il compenso previsto), magari per pagarsi gli studi oppure, visti i tempi che corrono, per arrivare alla fine del mese senza pesare troppo sulle spalle della famiglia. Forse un intento non proprio nobile, ma comunque perfettamente comprensibile al giorno d’oggi.
Che lo si faccia per l’uno o per l’altro motivo il Servizio civile nazionale è e resta una grandissima possibilità, che attira ogni anno centinaia di giovani che dimostrano, o che vorrebbero dimostrare, la loro voglia di impegnarsi per trovare una strada, o il modo di imboccare quella già scelta, per non restare in attesa degli eventi, per dare un senso alle proprie giornate ed evitare che qualcun’altro lo faccia per loro. Giovani insomma tutt’altro che inattivi o impotenti, ma che si mettono in gioco, in un modo o nell’altro.
Per tutti loro, per il loro futuro, il Servizio civile rappresenta una speranza, una possibilità, in un periodo in cui di speranze e possibilità per i giovani se ne vedono poche. Proprio per questo i fondi, gli investimenti di denaro e di impegno non devono essere abbandonati o sprecati, ma sfruttati al meglio, in modo intelligente e concreto, affinché dall’esperienza di un anno al servizio del prossimo possa nascere e crescere l’esperienza di una vita.
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