

Dall'11 settembre al 5 ottobre la musica classica di Mozart eseguita dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Non sono un ritardatario, però non arrivo neanche con molto anticipo. Quando ho un appuntamento, da qualsiasi parte sia, arrivo sempre dai cinque minuti prima ai cinque dopo. Ultimamente sempre cinque minuti dopo, a dire il vero, ma non è un problema quando si va ad un concerto. In genere iniziano un pochino più tardi. Tutti, tranne quelli di musica classica. Sono puntualissimi, tanto che è necessario anticipare l’entrata in sala di qualche minuto. Non avevo mai seguito un concerto di musica classica, prima del 28 settembre, e non lo sapevo. Mi lasciano fuori. Ma non solo a me. Sono in buona compagnia, ed è questo che mi dà la convinzione di non essere un ritardatario.
«Vi faremo entrare nella pausa tra la prima composizione e quella successiva – ci dicono al varco d’ingresso – Però in un settore della galleria dove non disturberete né i professori, né gli altri spettatori». «Ma neanche per sogno – sbraita uno – Io voglio il mio posto in platea; l’ho pagato, non vado in galleria; altrimenti me lo rimborsate». Arriva il responsabile e ci dà un ultimatum: «Queste sono le regole: o prendete posto in galleria, oppure ve ne andate. Il biglietto non si può rimborsare per un vostro ritardo».
Benedetta ignoranza: il solito paese abituato a vivere senza regole. C’è scritto anche dietro il tagliando: “A concerto iniziato non è consentito l’ingresso in sala, se non fra un brano e l’altro quando il programma prevede diverse composizioni o durante l’eventuale intervallo. Il ritardo non dà diritto al rimborso”. Quindi, non essendoci intervallo, non si aveva il tempo per andare ad occupare la propria poltrona in platea, prima che iniziasse il brano successivo.
Alla fine l’amore per la musica ha il sopravvento. Andiamo tutti in galleria per seguire questa terza ed ultima edizione del K Festival con le musiche del famoso salisburghese (il “K” sta per Koechel, il catalogatore di Mozart). La nostra comprensione viene premiata. Appena entrati nella sala Santa Cecilia, dalla perfetta acustica, ci accoglie l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, condotta dal maestro Christopher Hogwood, fondatore nel 1973 dell’Academy Ancient Music. Hogwood unisce la passione per la musica antica a quella per la musica contemporanea e opera accostamenti audaci e suggestivi. Gli stessi operati da Mozart in questa sua Sinfonia n. 36 Linz K 425 dove, al suo interno, sono inserite due celebri arie solistiche per soprano e orchestra: “Misera dove son” e “Mia speranza adorata” magistralmente interpretati dalla figura snella e signorile della soprano svizzera Rachel Harnisch. Per lei, fragrorosi applausi, gli stessi tributati per “Rondò concertante”, per violino e orchestra, e ”Andante”, per flauto e orchestra, affidati rispettivamente al primo violino Carlo Maria Parazzoli e al primo flauto Andrea Oliva. Fiati, archi e percussioni; e poi il silenzio irreale durante le composizioni. Se si chiudono gli occhi sembra di stare nel salotto di casa, ad ascoltare un cd di musica sinfonica. È veramente una sensazione unica.
Alla fine, un pubblico abbastanza eterogeneo (c’erano anche ragazzi) ha applaudito tanto i protagonisti che questi non riuscivano ad andare via. «Sicuramente faranno un altro pezzo», ho pensato. Ma Christopher Hogwood, come Paganini, non concede il bis.
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