Sicurezza e contratti nel mirino: allarme lavoro irregolare a Roma e nel Lazio

Dossier shock della Cgil sui dati INL del 2025. Nel Lazio l’anomalia sfiora l’88%

Non si tratta di semplici sbavature burocratiche o di disattenzioni formali, ma di una vera e propria mappa dello sfruttamento e della compressione dei diritti.

I numeri elaborati dalla Cgil di Roma e del Lazio sull’attività ispettiva condotta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) tracciano il perimetro di un mercato occupazionale pesantemente compromesso.

Nella Capitale, la percentuale di aziende che presenta anomalie, violazioni o sacche di illegalità esplicita raggiunge la quota del 90,2%. Un dato speculare al trend che si registra su scala regionale, dove il tasso di irregolarità si attesta a un drammatico 87,7%.Il consuntivo delle attività di controllo restituisce una fotografia nitida delle criticità sul territorio.

Nel corso dell’anno di riferimento (il 2025), l’Inl ha promosso complessivamente 13.389 accessi nel Lazio, articolati in oltre 12.400 ispezioni sul campo e circa 900 verifiche documentali di accertamento. Nel momento in cui i nodi sono venuti al pettine, l’esito delle 7.204 procedure giunte a definizione ha evidenziato ben 6.315 imprese non in regola.

Una tendenza che a Roma si fa ancora più stringente: sui 7.975 controlli totali distribuiti su 4.254 ragioni sociali (molte delle quali sottoposte a verifiche ripetute per verificarne l’adeguamento), la quasi totalità ha fatto emergere infrazioni.

A preoccupare maggiormente l’organizzazione sindacale sono soprattutto i settori produttivi primari, laddove l’irregolarità si intreccia drammaticamente con il rischio per la vita stessa dei lavoratori.

Il monitoraggio sul rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza segna un tasso medio regionale del 90,2%, con picchi del 93,9% nell’industria e nelle fabbriche, seguiti dal 91,5% nel comparto edile e dalle costruzioni e dall’89,8% nel terziario.

Nelle altre province del Lazio la pressione ispettiva ha registrato numeri altrettanto importanti: 1.653 accessi a Latina, 1.446 a Frosinone, 1.260 a Rieti e 1.055 nel Viterbese.

La contabilità dello sfruttamento e dell’evasione previdenziale parla di oltre 1.200 posizioni lavorative totalmente in nero, a fronte di 8.200 addetti complessivamente tutelati dai provvedimenti d’urgenza dell’Ispettorato.

Rilevanti anche i fenomeni interpositori e i subappalti fittizi, con 497 casi registrati, a cui si aggiungono centinaia di violazioni sui riposi, sull’autotrasporto e sul superamento degli orari massimi di lavoro.

Sotto il profilo puramente economico, l’evasione contributiva ha sfiorato i 31,7 millions di euro di mancate rimesse all’Inps, affiancata da 1,3 milioni di premi assicurativi negati all’Inail, mentre le sanzioni complessivamente incassate dagli uffici dello Stato hanno superato i 13 milioni di euro.

Dura la presa di posizione della Cgil, che denuncia come la propaganda non risolva le criticità strutturali di un modello d’impresa basato sul dumping e sulla concorrenza sleale ai danni dei datori di lavoro sani.

Per invertire questa tendenza, dal sindacato arriva la richiesta formale di un piano straordinario di investimenti volto a potenziare l’Inl: servono più ispettori stabili sul campo, maggiori presidi di vigilanza territoriale e un severo inasprimento degli strumenti di contrasto agli appalti irregolari e alle violazioni della sicurezza sul lavoro.

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