

Il 14 novembre giornata di lotta di fronte alla Regione Lazio
Venerdi 14 novembre, di fronte la sede della Regione Lazio, si è svolta una giornata che ha visto unitariamente affermarsi le maggiori confederazioni sindacali CIGL, CISL e UIL ed i loro rappresentanti territoriali. I tantissimi lavoratori, migranti, precari della sanità hanno dato voce al dissenso e alla protesta che si leva sempre più alta nel nostro paese.
Dopo la manifestazione del 24 ottobre che si è rivelato un vero sciopero generale, una giornata di lotta riuscita sui posti di lavoro e nelle 27 piazze italiane interessate alla riforma del lavoro (Jobs Act) e altre misure antipopolari, si è conclusa con successo di partecipazione la 4 ore di sciopero generale a livello nazionale e iniziative in tante città italiane.
I tanti lavoratori che hanno preso parola dal palco hanno sottolineato che la priorità in questa fase non è lavorare per rendere possibile e percorribile una partecipazione attiva dei sindacati fondata sui bisogni dei lavoratori del comparto sanitario che erogano servizi essenziali alla cittadinanza.
Una giornata che cade all’interno di una lunga fase politica di pesante attacco al mondo del lavoro, sia pubblico che privato, che ha ristretto gli spazi di democrazia e di partecipazione attiva nei posti di lavoro, spesso con la connivenza e compartecipazione delle maggiori organizzazioni datoriali. Questa giornata, frutto del rinnovato impegno unitario delle parti sociali, è stata un esempio di democrazia e di protagonismo dei lavoratori, con l’auspicio che forti del risultato dello sciopero generale del 24 ottobre condiviso da tutte le forze e le sigle sindacali, l’esecutivo e le parti sociali riaprano un tavolo sui processi negoziali di primo livello (nazionale) e secondo livello (aziendale e territoriale), affinché vengano seriamente affrontati i temi cruciali della competitività e della produttività della sanità laziale, ovvero della necessaria stabilizzazione dei precari a fronte del progressivo invecchiamento del capitale umano, e della necessità di innovare i modelli organizzativi e le nuove pratiche di lavoro nelle aziende sanitarie, tematiche ormai ineludibili ed omesse nelle stesse Linee programmatiche sulla produttività siglate due anni fa dal governo Monti.
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