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Smart working in Atac: troppi problemi. Stop al doppio giorno da remoto

I sindacati, però, non ci stanno. Durante l’audizione, hanno chiesto chiarezza: “Vogliamo vedere i numeri che dimostrano queste difficoltà”

Doveva essere una svolta verso la modernità, un passo in avanti verso la conciliazione tra lavoro e vita privata. Ma per l’Atac, il lavoro da casa si è trasformato in un boomerang. Durante la sperimentazione del doppio giorno di smart working settimanale, è successo quello che nessuno si aspettava: il pagamento degli stipendi è finito a rischio.

È quanto emerso nell’ultima audizione della Commissione Mobilità del Comune, dove i vertici della municipalizzata del trasporto hanno ammesso le difficoltà: “Un lavoro di task force per recuperare e scongiurare ritardi effettivi”.

Tutto nasce da una sperimentazione, durata sei mesi e terminata a marzo 2025. Inizialmente, un solo giorno a settimana di lavoro da remoto per alcune categorie. Poi, tra novembre e gennaio, con il via al Giubileo e le festività natalizie, Roma Capitale ha chiesto uno sforzo in più: due giorni a settimana per alleggerire traffico e mezzi pubblici.

Ma quello che sulla carta sembrava sensato, nella pratica ha inceppato i meccanismi interni: uffici amministrativi a rilento, flussi bloccati, difficoltà nella gestione del personale. E, il peggio, quel rischio concreto: gli stipendi di dicembre che potevano non arrivare in tempo.

Da qui, il dietrofront. Dal 1° aprile si torna a un solo giorno a settimana. L’entusiasmo per il lavoro agile viene raffreddato dal pragmatismo: meglio un ufficio pieno che una busta paga in ritardo.

I sindacati, però, non ci stanno. Durante l’audizione di venerdì 25 luglio, hanno chiesto chiarezza: “Vogliamo vedere i numeri che dimostrano queste difficoltà”, hanno tuonato. Ma i dati, al momento, non sono stati mostrati.

Nel frattempo, Atac ha avviato un sondaggio interno per raccogliere il parere dei lavoratori. Una mossa che, secondo le sigle sindacali, sa tanto di temporeggiamento: “Così si prende tempo e si rinvia la decisione vera: tornare ai due giorni di smart working”.

L’azienda, da parte sua, non chiude del tutto la porta: l’obiettivo resta, ma solo se si troveranno soluzioni per mantenere efficienza e continuità operativa.

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