Sta campagna romana… sempre meno, meno, meno!…

Daniela Valentini: negli ultimi 10, sono spariti 127 mila ettari di campagna, un territorio pari a una città come Roma
Enzo Luciani - 9 Ottobre 2008

Campagna Romana Ponte di Nona. FOTO Luca Gentili http://www.flickr.com/photos/luka70

Sta campagna romana… sempre meno!

Sta campagna romana… sempre meno!
Mentre er cemento avanza e va lontano,
io l’amo sempre più, e a mano a mano,
rivivo un tempo annato senza freno…

Ecco er chioccà der merlo! Campi a fieno,
vitelli e mongarole ner pantano;
la merca a maggio, l’aia, er battigrano,
pulledri scozzonati a cel sereno;

Dar Ciriola asporto

moscetti montanari, mugnitura,
carosa de le pecore a li stazzi:
incanti ar bacio de madre natura!

Tera de Roma: tera de maggìa!
Io sto sognanno immezzo a sti palazzi,
e tu nun sei più tu, campagna mia!

Romeo Collalti  – Da: Sta campagna romana… sempre meno!, Ed. Rugantino, Roma, 1981

(Mongarole, mucche da latte; merca, marcatura a fuoco degli animali; scozzonati, domati; moscetti, piccoli mercanti girovaghi; carosa, tosatura).

Campagna Romana Ponte di Nona. FOTO Luca Gentili http://www.flickr.com/photos/luka70A seguito dello scempio conitnuo della campagna romana, ad opera delle amministrazioni comunali che si sono succedute dal 1981 (epoca a cui risale il suo sonetto) ad oggi chissà cosa avrebbe scritto il poeta Romeo Collalti, dopo l’annuncio del sindaco Alemanno che prelude ad un’ulteriore massiccia distruzione della Campagna Romana.

Intanto avrebbe aggiornato il titolo della sua raccolta. E da Sta campagna romana… sempre meno! sarebbe passato, con ogni probabilità, a  Sta campagna romana… sempre meno, meno, meno…!

Esagerazioni poetiche? Niente affatto.

Sentite questa dichiarazione dell’assessore regionale Daniela Valentini (cui bisognerebbe chiedere dov’era lei e la sua compagine in questi anni): “La distruzione dell’Agro Romano sarebbe non solo un danno gravissimo per i cittadini. Nel Lazio negli ultimi dieci anni, sono già spariti 127 mila ettari di campagna, un territorio pari a una città come Roma. E con il bando di Alemanno le cose non potranno che peggiorare: il Prg infatti ha dato certezze, stabilito quali fossero le destinazioni d’uso dei terreni, stoppato la cosiddetta agricoltura d’attesa, quella praticata dai grandi costruttori che sperando nella trasformazione delle loro proprietà in zone edificabili, le ha di fatto immobilizzate, rese improduttive. Alemanno ha rimesso in moto la caccia al suolo agricolo da parte degli imprenditori romani (N.d.R., i palazzinari), facendo tornare la città agli anni peggiori della speculazione edilizia. La campagna romana è vitale per una metropoli come la nostra: un polmone verde che può essere volano di sviluppo per un’altra economia, capace di produrre ricchezza e servizi”.

Secondo Mauro Veronesi di Legambiente reperire le aree per dare corpo al piano delle 25 mila case del piano Alemanno comporterebbe “realizzare quasi 9 milioni di nuovi metri cubi. Ritornando così alla prima versione del Prg varato dalla Giunta Veltroni nel 2002 che prevedeva 770 ettari di aree di riserva poi faticosamente ridotte a 385. Con gli attuali indici edificatori quindi occorrerebbero ben 750 ettari di nuovo suolo da consumare, pari a 9 volte Villa Borghese, Pincio compreso”.

Profeticamente, Vladimiro Rinaldi consigliere regionale della Lista Storace dichiara: “Non vorremmo che dietro la promessa di nuove case popolari ci fosse già un piano per spianare la strada dell’Agro romano alle ruspe”.

L’assessore capitolino all’Urbanistica Marco Corsini che ci vorrebbe rassicurare, ma dubito che ci riesca, afferma: “Prenderemo tutte le aree che servono” e più avanti (in un intervista pubblicata il 9 ottobre su La Repubblica, come del resto anche le dichiarazioni prima citate), all’intervistatrice Giovanna Vitale che gli chiede: “Intanto è partita la caccia alle aree agricole, nella speranza che voi le prendiate dando in cambio nuove cubature… Una bella speculazione non le pare?” Risposta dell’assessore: “Si chiama cessione compensativa: cubatura al posto dei soldi per l’esproprio che l’amministrazione non ha. Comprare le aree a prezzi di mercato è impensabile”.

Avemo capito, direbbe a questo punto il poeta  Romeo Collalti: Sta campagna romana… sempre meno, meno, meno!….  E poi concluderebbe  forse con una disperata variante finale il sonetto prima citato:

Tera de Roma: tera de maggìa!
Io sto sognanno immezzo a sti palazzi,
e tu nun sei più tu, campagna mia!

Variante finale: e tu nun ce sei più, campagna mia!


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti