

Sono 44 in tutto le persone coinvolte. L'inchiesta nasce da un ammanco anomalo e da riprese che hanno svelato il meccanismo
Avrebbero dovuto garantire la legalità nel principale snodo ferroviario d’Italia, ma secondo la Procura di Roma avrebbero approfittato della divisa per partecipare a un sistematico saccheggio di merce di lusso.
È un terremoto giudiziario quello che ha colpito le forze dell’ordine in servizio alla Stazione Termini: nell’inchiesta sui furti al punto vendita Coin, sono finiti sul registro degli indagati ben 21 esponenti delle forze dell’ordine, tra poliziotti della Polfer e carabinieri.
In totale, gli indagati sono 44, ma la posizione dei militari e degli agenti è quella che scotta di più: tra loro figurano commissari, ispettori, brigadieri e semplici agenti, tutti accusati di aver beneficiato di un meccanismo di sottrazioni continuative durato per tutto l’autunno del 2024.
Al centro delle operazioni ci sarebbe una cassiera del negozio, considerata la figura chiave del sistema. La donna, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, preparava i “pacchi” per i complici con perizia chirurgica:
Rimozione antifurto: Le placche venivano staccate e le etichette tagliate per evitare i controlli all’uscita.
Vendite simulate: Alla cassa, la donna metteva in scena una farsa. Batteva solo una minima parte dei prodotti, modificava i prezzi a piacimento o utilizzava scontrini vecchi per giustificare il possesso della merce in caso di controlli.
Pagamenti fantasma: In alcuni casi venivano simulati pagamenti elettronici mai avvenuti o accettati contanti che finivano direttamente nelle tasche della cassiera, senza essere registrati nel sistema.
In cambio di questa “cortesia”, che ha permesso di sottrarre capi d’abbigliamento e profumi per un valore record di 184 mila euro, la donna avrebbe ricevuto regali di piccola entità, principalmente generi alimentari.
A far crollare il castello di carta è stato il direttore della Coin. Durante un inventario di routine, l’uomo si è accorto di un “ammanco anomalo”: la discrepanza tra la merce mancante e l’incasso effettivo era talmente alta da non poter essere catalogata come un normale errore di gestione o taccheggio sporadico.
Senza far trapelare nulla, la direzione ha incaricato un’agenzia investigativa privata e installato telecamere nascoste.
I filmati avrebbero immortalato lo scambio continuo di buste tra la cassiera e gli uomini in divisa, permettendo alla Procura di risalire all’identità di tutti i partecipanti.
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