

Senza l’aiuto dell’APP dell’intelligenza artificiale
Nello scorso mese di febbraio, in una giornata assolata ma con vento di tramontana, sono andato al parco degli Acquedotti e mi sono seduto nei pressi della parete esterna del Casale di Roma Vecchia, era mia intenzione scattare una foto da inviare ai miei amici.
Ero riparato dal vento e i raggi del sole mi riscaldavano ma dovevo cercare un luogo idoneo per la mia foto.
Mi sono quindi incamminato nel viale sterrato che avevo di fronte e che porta al Casale del Sellaretto, i due casali sono distanti fra loro un chilometro circa.
A metà del viale mi sono fermato ad ammirare un “dipinto naturale”, fortunosamente conservato nei secoli.
Sono stato agevolato anche dalla stagione invernale che blocca la crescita dell’erba spontanea e degli arbusti e quel luogo aveva tutti i requisiti per essere immortalato..
Davanti a me avevo i pini secolari, sulla mia destra un tratto dell’antica via Latina e i terrapieni che la fiancheggiano, in basso il basolato pulito e lucido che la ricopre, all’orizzonte la pianura ondulata della campagna romana e la lunga fila di archi dell’Acquedotto Claudio.
La foto l’ho scattata e l’ho inviata ai miei amici, che felici mi hanno ringraziato per l’immagine suggestiva.
Passati un paio di mesi sono ritornato su quel tratto dell’antica via Latina, ho scattato una nuova foto ma in una posizione diversa e con un paesaggio diverso per la trascuratezza di chi dovrebbe tutelare l’eterna bellezza .
L’erba incolta e alta nascondeva i terrapieni laterali, ancora erba incolta tra il basolato.
Ma nello scatto, fortunatamente e involontariamente, ho immortalato un uomo fermo al centro dell’antica strada intento a “smanettare” sul suo cellulare.
Quell’uomo e il suo cellulare mi hanno fatto pensare ad un’antica via utilizzata dalle popolazioni latine ben prima dell’ascesa di Roma, all’espansione di Roma e alla necessità di controllare e collegare i territori conquistati, alla via Latina successivamente lastricata, ai 191 chilometri della sua lunghezza che oltrepassava i Colli Albani, che scendeva lungo le valli del Sacco e del Liri, che lambiva le odierne Artena, Anagni, Ferentino, Frosinone, Aquino, Ceprano, Teano, Capua e che terminava a Santa Maria Capua Vetere.
Mi ha fatto immaginare una polverosa via Latina di tanti secoli fa, che serpeggiava nella campagna romana con il suo basolato solcato dai carri e calpestato dai sandali dei viandanti, oltre alla cornice degli imponenti archi dell’Acquedotto Claudio.
Mi ha fatto immaginare un mercante di qualche secolo fa che si apprestava a partire per un viaggio.
Iniziava a percorrere la via con il desiderio di dirigersi verso terre fertili e un nuovo lavoro presso un ricco patrizio di Capua.
Mi ha fatto immaginare un pastore di qualche secolo fa che conduceva il suo gregge lungo la via e si riparava all’ombra degli archi dell’Acquedotto Claudio e con lo sguardo vagava sui resti di antiche testimonianze di vite passate.
Un pastore e la sua bisaccia, che conteneva poche provviste: gallette di farro, qualche oliva e una piccola fiasca di vino.
Mi ha fatto immaginare mercanti con i loro carri carichi di merce, soldati in marcia, contadini che si recavano ai campi, persone che si incrociavano e scambiavano un cenno di saluto.
Ho smesso di immaginare e mi sono avvicinato a quell’uomo con ancora in mano il cellulare, gli ho riferito che l’avevo fotografato mentre usava il cellulare sul basolato dell’antica via Latina.
Mi ha sorriso e dopo ha riso, poi mi ha risposto: “caro signore pensi, ero in piedi su quel basalto e non ho capito dove ero finito, ho catturato l’attenzione di qualche passante e ho domandato, ma non ho ricevuto informazioni precise.
Lei mi ha fotografato quando stavo digitando una appropriata domanda nell APP dell’ IA che ho sul telefonino, ma la fregatura e’ che se non la fai corretta l’IA non e’ in grado di risponderti.
A proposito, caro signore, che nome ha questo tratto di strada?”
Ciò che viene offerto dall’intelligenza artificiale non è il sovrumano o l’inumano, ma semplicemente l’umano, quello che noi siamo e quello che abbiamo prodotto nella storia.
Qualcosa che senza di noi non solo non ci sarebbe, ma non avrebbe neppure significato.
Siamo l’unica forma vivente che le può dare senso e valore (Maurizio Ferrraris, giornalista)
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