

Lo si legge su una tegola in corso Cardinali Vannutelli, Genazzano, Roma
Tanti anni fa c’era una linea ferroviaria gestita dalla S.T.E.F.E.R, univa Roma a Fiuggi e ad Alatri, correva lungo lungo la via Casilina e costeggiava le colline della via Prenestina.
La linea ferroviaria aveva una fermata a Genazzano, già borgo nell’XI secolo.
Un paese che sorge su uno stretto sperone di tufo vulcanico che declina dalle propaggini meridionali dei Monti Prenestini per immergersi nella vallata del fiume Sacco.
E collocato in un territorio di alte colline, piene di boschi, di vigneti e uliveti. I Colli Albani li ha a destra, i Lepini a sinistra.
Genazzano, paese ricco di ricordi della famiglia Colonna e che diede i natali al Papa Martino V (1369) e al Cardinale, nonchè condottiero, Prospero Colonna (1452).
Giovanni Carlonibus Bracalone detto Brancaleone è morto a Genazzano nel 1525.
Fu uno dei 13 cavalieri che nel 1503 difese l’onore e il valore degli italiani alla disfida di Barletta (1503)
La vecchia linea ferroviaria non esiste più.
Domenica scorsa a Genazzano ci sono andato in bicicletta, 43 chilometri di pedalate e fatica.
La strada di ritorno per Roma l’ho percorsa con un autobus del COTRAL e la bicicletta l’ho parcheggiata a casa di mia suocera.
La “stranezze di (fuori) città” l’ho trovata casualmente a Genazzano. Camminavo in corso Cardinali Vannutelli e l’ho vista appesa ad un tubo dell’acqua vicino al Comune di Genazzano, alla Polizia Locale e all’ufficio postale, di fronte c’e’ il Santuario Madre del Buon Consiglio.
Jo Comune e’ ‘na ventresca chunca ce va se ne taja’ na fetta
Accademia deo Tititello
Non conosco il dialetto e per capire la frase ho dovuto chiedere a persone del posto.
Il signor Umberto, mio coetaneo, all’ombra del Santuario Madre del Buon Consiglio mi ha aiutato, dividendo la frase
Jo Comune è ‘na ventresca chunca
“il Comune, inteso come l’istituzione amministrativa o l’ente pubblico, è paragonato a una ventresca cionca. La ventresca è un taglio del maiale, noto per essere grasso e saporito. Spesso è associata all’abbondanza e al nutrimento. Nel dialetto laziale, cionca significa qualcosa di appeso, penzolante, o anche un pezzo grosso, abbondante. Potrebbe anche evocare l’idea di qualcosa che è disponibile e da cui si può attingere facilmente”
ce va se ne taja’ na fetta
“La seconda parte della frase completa il senso. Significa letteralmente: chi ci va, se ne taglia una fetta. La frase dipinge un quadro in cui l’ente pubblico è una fonte di risorse accessibile, specialmente per coloro che sono in grado di tagliarsi la propria fetta. La frase può essere letta ed interpretata in modi diversi:
Potrebbe essere una critica al favoritismo?
Chi è vicino al potere, o ha certe conoscenze, può facilmente ottenere benefici?
Potrebbe essere una visione cinica dell’amministrazione pubblica?
Vista non come un servizio per la comunità, ma come una risorsa da cui attingere?
Potrebbe indicare che il Comune è così ricco o generoso che tutti possono ottenere qualcosa? L’espressione tagliare una fetta, spesso implica un’azione un po’ egoistica o opportunistica”.
Umberto mi ha salutato con una stretta di mano e con un sorriso dubbioso… sulla frase, che può essere letta ed interpretata in tanti altri modi diversi.
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