Stupro a Tor Tre Teste: il DNA non coincide. Scagionati due dei tre indagati

Mentre i primi sospettati tornano in libertà, l'attenzione degli investigatori si sposta ora su un ventiseienne tunisino, latitante dalla notte dell'aggressione

Un castello di carte che crolla pezzo dopo pezzo. La Procura di Roma ha dovuto disporre la scarcerazione di altri due giovani che, fin dalle prime ore dopo il dramma del 26 ottobre scorso, erano stati indicati come i responsabili della violenza sessuale di gruppo nel parco di Tor  Tre Teste, nella periferia est della città.

Il passo indietro della vittima e il verdetto del DNA

A segnare la svolta per il primo dei due liberati, un ventiseienne tunisino, è stata paradossalmente la stessa vittima.

La ragazza, che in un primo momento si era detta certa dell’identità del suo aguzzino, ha successivamente manifestato forti dubbi, non confermando la somiglianza durante i successivi riconoscimenti.

Il colpo di grazia all’accusa è arrivato però dai laboratori: il materiale genetico rinvenuto sulla scena del crimine e sugli indumenti della giovane è risultato totalmente incompatibile con quello del ventiseienne.

Stesso destino per un diciottenne, accusato di aver partecipato attivamente all’aggressione immobilizzando la vittima: anche per lui, l’esame del DNA ha dato esito negativo, spalancandogli le porte del carcere.

Il “terzo uomo” e la traccia di sangue

L’unico a restare dietro le sbarre è un trentenne tunisino. Su di lui pesano indizi giudicati ancora solidi: tracce del suo sangue sono state infatti isolate sui vestiti della vittima, un elemento che per il GIP ne certifica la presenza sul luogo dello stupro al momento dei fatti.

Tuttavia, gli inquirenti escludono che sia stato lui l’esecutore materiale della violenza; il suo ruolo sarebbe stato quello di complice nell’immobilizzare la coppia.

La caccia al latitante

Mentre i primi sospettati tornano in libertà, l’attenzione degli investigatori si sposta ora su un ventiseienne tunisino, latitante dalla notte dell’aggressione.

Sarebbe lui il “fantasma” che manca all’appello e che, secondo le ultime ricostruzioni, potrebbe essere il vero autore dello stupro.

Di lui si sono perse le tracce nei vicoli del Quarticciolo poche ore dopo il delitto: un vuoto che rende la giustizia per la giovane vittima ancora drammaticamente lontana.


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