

Le richieste del Siag: “Serve un gestore subito. Oppure la proroga”
All’ippodromo delle Capannelle il tempo è quasi scaduto. Fra pochi giorni, il 30 novembre, il Comune di Roma dovrà comunicare al Ministero dell’Agricoltura chi gestirà l’impianto nel 2026.
Una scadenza ufficiale, segnata in rosso sul calendario. Ma il futuro dell’ippodromo tempio dell’ippica romana è ancora sospeso: il bando avviato nel 2024 è lontano dal verdetto finale e per conoscerne gli esiti serviranno mesi.
Nel frattempo, però, Capannelle rischia di fermarsi. E di portare con sé un intero mondo fatto di lavoratori, famiglie e cavalli.
A riaccendere i riflettori è stata la trasmissione Buongiorno Regione del TgR Lazio. Le telecamere hanno mostrato l’ampio complesso dell’impianto: 50 famiglie che vivono sopra le scuderie, 500 cavalli stanziali, decine di attività che ruotano attorno alle corse.
Ma il quadro raccontato dai sindacati davanti ai microfoni è tutt’altro che rassicurante.
Alessio Pasqualitti, segretario generale Slc-Cgil Roma 2, ha spiegato che Hippogroup – gestore in custodia fino a dicembre 2025 – ha aperto la procedura di licenziamento per 29 dipendenti. A questi si aggiungono gli stagionali, che a partire dal nuovo anno non vedranno rinnovato il contratto.
In totale, tra addetti fissi, lavoratori dell’indotto, artieri, allenatori, veterinari, fornitori e tecnici, sarebbero 800 le persone coinvolte.
“L’ippodromo rischia di non proseguire l’attività – avverte Pasqualitti – e sarebbe un danno gravissimo per tutte le famiglie e per Roma. Parliamo di uno dei più importanti impianti ippici d’Italia”.
Maurizio Ruizzo, lavoratore e sindacalista, riassume così la situazione: “Con gli stagionali superiamo le cento persone. Poi ci sono gli artieri, i veterinari, i fornitori. Qui c’è un mondo intero che vive grazie a Capannelle”.

A complicare tutto c’è il taglio delle sovvenzioni ministeriali. Franco Marziale, segretario Uilcom Roma e Lazio, spiega che la società di corse ha perso 900mila euro di contributi statali. Un colpo che, secondo Hippogroup, rende insostenibile la gestione dell’impianto e delle corse per il 2026.
“Ci ritroviamo nella stessa situazione dello scorso anno, ma peggiore – denuncia Marziale –. Senza quei fondi, la società ha dichiarato di non poter garantire la gestione futura. Il rischio è che chiuda tutto: 29 dipendenti, 110 stagionali e 100 famiglie che vivono qui”.
Per questo i sindacati il 1° dicembre incontreranno l’assessore allo Sport Alessandro Onorato. L’obiettivo è portare la discussione direttamente al Ministero dell’Agricoltura per cercare una soluzione politica alla crisi.
Una crisi le cui radici affondano nella chiusura dell’ippodromo di Tor di Valle, nel 2014. Da lì si era scelto di investire tutto su Capannelle. Oggi quella scelta scricchiola pericolosamente.
Anche Giuseppe Satalia, presidente di Nuovo Galoppo Italia, mette in guardia:
“Sono almeno 1.500 le persone coinvolte, considerando l’indotto. E molti non hanno alcun ammortizzatore sociale. Inoltre pochi proprietari hanno i mezzi economici per spostare i cavalli altrove”.
Nel frattempo il Sindacato italiano allenatori guidatori (Siag) ha già avanzato le proprie richieste. Il bando per la gestione – che secondo le promesse avrebbe risolto la vicenda entro il 2025 – è ancora in alto mare.
E c’è un tema tecnico non da poco: i 600mila euro stanziati per l’acquisto dello start del trotto e delle gabbie per il galoppo.
Il Siag mette in fila due condizioni per evitare il collasso dell’impianto:
L’individuazione di un nuovo gestore affidabile, che garantisca continuità a lavoratori e operatori ippici.
Oppure una proroga a Hippogroup, sempre che la società accetti.
Senza una di queste due strade, si profila lo scenario più temuto: la chiusura dell’ippodromo, con conseguenze devastanti su lavoratori, famiglie e cavalli.
Un segnale allarmante c’è già stato: lo storico Derby del trotto è stato trasferito altrove.
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