Tornano al riparo i reperti archeologici del Pincio

Ad annunciarlo il sovrintendente Broccoli: “Gli oggetti di interesse storico saranno trasferiti in ambienti sotterranei della terrazza”

Un cantiere per un parcheggio di 700 posti auto, ecco cosa doveva essere creato nel parco del Pincio, che da molti anni, rispettivamente cinque dall’inizio dei lavori e due anni dalla loro sospensione, versa in una situazione di degrado e abbandono. Il cantiere infatti fu sospeso nel 2008, quando, in base alla legge sulle indagini archeologiche preventive, si avviò una sorveglianza archeologica dalla sovrintendenza del Comune di Roma con il successivo ritrovamento di materiale archeologico di interesse storico artistico. Ma, come spesso accade, dopo i primi finanziamenti da parte dello stato per il cantiere archeologico, tutto è stato sospeso, lasciando alla mercé dei balordi e anche degli agenti atmosferici, tutto ciò che la terra conservava.

Per evitare un ulteriore degrado della zona, il 3 novembre 2010 il Comune ha annunciato che i reperti storici trovati con gli scavi del cantiere del parcheggio del Pincio, saranno rimossi e trasferiti in ambienti sotterranei della terrazza. In una nota del 2 novembre 2010 il Sovraintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale, Umberto Broccoli ha ringraziato “la solerte segnalazione giornalistica precisando, però, che quello che oggi si trova sulla terrazza non è un cantiere ma, appunto, un ricovero temporaneo per reperti archeologici sotto la tutela della Soprintendenza di Stato. Sono reperti di valore scientifico senza alcun valore commerciale che, in accordo con la Soprintendenza di Stato, saranno spostati a partire dal 3 novembre”.

Più volte diverse associazioni tra cui Italia Nostra ha evidenziato lo stato di completo abbandono dell’area, non a caso oggetto di vandalismo; tutti ricorderanno le statue di Machiavelli, Leopardi mancanti del naso e la povera statua di Goethe, priva del suo Mefisto, fortunatamente ritrovato pochi giorni fa.
Alle lamentele di Italia Nostra si sono aggiunte sia l’indignazione, come si legge su noti quotidiani nazionali, di Eugenio Patanè, candidato alla segreteria romana del Pd che chiede “la restituzione del Pincio ai turisti e ai romani” sia quella del vicesegretario dell’Ido Lazio, Oscar Tortosa che parla “di degrado e di situazione paradossale alla luce degli indennizzi che il Campidoglio ha versato alla società Sac per la revoca dell’appalto affidandole l’incarico di riportare il Pincio allo stato antecedente il cantiere”.

Si spera che dopo tutto il polverone creatosi due anni fa sul "parcheggio si parcheggio no e creazione di un museo nella villa", alla fine il Pincio ritorni a risplendere della sua bellezza neo-classica, come volle il Valadier.

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