Un noir a tinte scureggialle

A proposito della figuraccia del Colosseo chiuso ai turisti

“La politica inveisce contro l’ennesimo “sciopero selvaggio”. Un documento dimostra che in realtà l’assemblea era stata comunicata da una settimana e poi regolarmente autorizzata. Ma l’equivoco alimenta l’attacco frontale alla rappresentanza sindacale, anche se è la soprintendenza stessa a rivendicare la piena regolarità della riunione. Forse i fax e le affissioni in loco non bastano più.” (Il Fatto quotidiano 19/09/2015)

Se fossi un giallista ci scriverei un romanzo. Ma non lo sono e riesco soltanto a soffermarmi sulle contraddizioni in essere chiedendomi che cosa si portino dietro. Un golpe? Ma a danno e beneficio di chi? Non certo della martoriata Roma, già scossa da troppi scandali e dissesti politici, mafiosi, disorganizzativi, pressappochisti e soprattutto etici.

Colosseo restaurato
Colosseo restaurato

Ma con quale prosopopea si può guardare all’imminente Giubileo e alla candidatura per le Olimpiadi del 2024? Quale credibilità offrire ai selezionatori con la Roma attuale?

Ma torniamo a quanto accaduto con le migliaia di visitatori costretti ad attendere in fila per ore che sia loro concesso di visitare il Colosseo. Mi chiedo, insieme a tanti altri concittadini, come sia stato possibile autorizzare per tempo un’assemblea di tre ore del personale addetto a ricevere i visitatori, controllarli e garantirne la sicurezza all’interno del monumento lasciandoli in attesa fuori dai cancelli.

Ecco il noir: cui prodest? Al Sindacato, al Ministero dei beni Culturali, al Governo, agli stessi lavoratori?  Non lo so. Davvero faccio fatica a capire, ma è ancora una volta l’ennesima brutta pagina scureggialla che si rovescia sul buon nome (si fa per dire) di Roma, con ripercussioni sull’Italia intera.

Da quanto tempo si suole dire, tutti d’accordo, che il turismo culturale è una risorsa economica da incentivare come non è stato fatto fino adesso? Allora dobbiamo, ahimè, ammettere che sono soltanto parole, se poi sono capaci tutti insieme (sindacato, ministero, comune e governo) di permettere continui autogol per inefficienza, incapacità organizzativa, imprevidenza, tali da far cadere l’Italia e gli italiani a dir poco nel ridicolo. Io non sono un esperto di dietrologia, ma mi chiedo quale disegno si annidi dentro a tanto autolesionismo. Me lo chiedo e non so darmi risposta.

Non hanno pagato straordinari e indennità di ciclo continuo ai dipendenti? Sono pochi gli addetti al servizio dei monumenti assaliti dai turisti visitatori? Sarebbe grave che un Ministero che vuole centrare l’obiettivo di aiutare il bilancio dello Stato attraverso il turismo culturale non fosse stato capace di affrontare e rimuovere per tempo un ostacolo di questo tipo. O non è per caso che il sindacato lavori per mettere i bastoni fra le ruote al Governo, inventandosi problemi retributivi e di carenza del personale addetto alla custodia e mantenimento dell’ordine e della sicurezza dei turisti che si affollano per visitare i monumenti? Non lo so e non lo capisco. Ma non è strano e odorante di bruciato che poco tempo fa lo stesso disservizio si sia più o meno già verificato a Pompei? Non doveva suonare come un campanello di allarme? O forse è lo stesso Governo a voler prendere di petto il Sindacato alimentando il biasimo della popolazione contro i lavoratori inadempienti e chi li tutela? Ma anche fosse così continuerei a non comprenderne il seguito. Aspettiamo il seguito. A tutt’oggi non si capisce chi sia il killer dei beni culturali.

Comunque stiano le cose, provo un senso di malessere come cittadino costretto ancora una volta a vergognarmi di fronte a migliaia di stranieri, attratti in Italia dal suo passato e dai suoi monumenti, che ritorneranno in patria biasimando la disorganizzazione nella cura di Bellezze che, così offerte al pubblico, hanno poco da vantarsi Grandi, da Premio Oscar.

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