Una villa romana sotto il nuovo ospedale Bambin Gesù di Roma

Catarci: “Nel celebrarne i fasti non si può ignorare quanto ad esso è stato però sacrificato"
di Serenella Napolitano - 26 Ottobre 2012

Non si discute sull’utilità sociale del nuovo ospedale Bambin Gesù, con più di 22 mila metri quadrati destinati alla cura dei bambini e alla ricerca, ma quello si chiedono alcune Istituzioni, tra cui il Presidente dell’XI Municipio di Roma Andrea Catarci, è come mai il Vaticano non abbia ‘salvato’ le vestigia antiche nascoste proprio sotto le nuove costruzioni, stravolgendo così urbanisticamente tutta l’area. 

“Una vera violazione dei Patti Lateranensi, delle leggi urbanistiche nazionali e delle stesse Convenzioni Unesco – si legge in un comunicato dello scorso dicembre 2011 (essendo stato il sito annoverato tra il patrimoni dell’umanità) – che sono rimaste del tutto inascoltate, secondo la regola non scritta che non si ostacola il Vaticano neanche quando calpesta le relazioni codificate con lo Stato italiano. Per il Sindaco e i Ministri interessati non c’è mai stato nulla di strano,persino vedere  incollare le nuove costruzioni all’antico Monastero non ha fatto sussultare nessuno”.

Nella relazione della Direzione dei Musei Vaticani sulle attività della Santa Sede del 2009, nelle Indagini archeologiche eseguite a San Paolo alla fine della prima pagina si legge: “L’intervento edilizio ha creato un forte impatto ambientale sull’area in origine adibita a parco e non ha reso possibile l’auspicata conservazione e valorizzazione in loco di tutti i resti archeologici, per la maggior parte demoliti dopo i rilievi e il recupero dei mosaici –  e ancora – L’intervento edilizio, se da un lato ha creato un forte impatto visivo sull’ambiente circostante (Basilica, Monastero e orto di San Paolo) ed ha interrotto la visione e l’unità interpretativa d’insieme del complesso monumentale basilica-monastero altomedievale, dall’altro renderà interamente fruibile l’area archeologica all’interno di un grande ambiente sotterraneo. Dalla relazione, dunque, si evince come ci siano stati danni irreparabili al patrimonio archeologico e paesaggistico anche se si cercherà di musealizzare ciò che è rimasto".

Dar Ciriola asporto

Ma cosa era stato trovato negli ormai sotterranei dell’ospedale? Una villa romana, forse appartenuta alla famiglia dei Calpurnii Pisones, come testimonia un’epigrafe ritrovata, che si estendeva, quasi sicuramente per più di 1100 mq con una datazione che andava dal I secolo a.C. al III d.C. La villa sorgeva in una posizione particolarmente favorevole per i collegamenti fluviali e terrestri, su un modesto terrazzamento naturale con orientamento nord-sud prospiciente la riva del Tevere. C’erano le terme, gli ambienti residenziali, i giardini e non era molto distante dal complesso Basilica e Tomba dell’Apostolo Paolo (tradizione del praedium Lucinae).

“La nuova sede del Bambin Gesù di San Paolo, operativa dal 10 settembre, è una struttura di eccellenza – dichiara Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI – Nel celebrarne i fasti non si può ignorare quanto ad essa è stato però sacrificato. Nel sottosuolo di quell’area in cui il cardinal Bertone ritiene di aver portato dignità e decoro era segnalata la presenza di un’antica villa romana di età imperiale e del cimitero di San Paolo, così come la presunta armonia tra la millenaria Basilica e il nuovo complesso nella realtà si traduce nell’impossibilità di vedere la Basilica da più di un lato, proprio per i palazzi appena costruiti”.
 
“Nel rammaricarsi ancora una volta per i danni archeologici e paesaggistici, si augura un convinto buon lavoro al Presidente Profiti, alla Direzione ed a tutti gli operatori del Bambin Gesù – conclude Catarci –  nella convinzione che la struttura stia già portando un arricchimento consistente all’offerta locale e cittadina di servizi sanitari.” 


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