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Una vita ben spesa quella di Leonardo Galli

Il discorso del figlio Giorgio per suo padre

Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.” Leonardo da Vinci.

Una vita ben spesa quella di Leonardo Galli (9-6-1939/ 1-1-2026), già Consigliere Municipale e Assessore Scuola e Cultura dell’ex VII Municipio (ora V), impegnato sui problemi della scuola e culturali.

Molti i partecipanti, nonostante il clima avverso e la pioggia insistente, al suo funerale venerdì 2 gennaio 2026 al Borgo Don Bosco in via Prenestina, 468, un luogo a lui, ex allievo salesiano, assai caro.

Leonardo Galli, persona di specchiata onestà, discreto ed umile, finché ha potuto ha partecipato a numerose iniziative culturali ed è stato efficace promotore di cultura.

Saltuariamente ha collaborato con il nostro giornale al quale era affezionato. Nel suo ultimo articolo del 25 ottobre 2024 si era occupato della biblioteca di via Delia a La Rustica, in dirittura d’arrivo, dopo un lungo e travagliato iter dal 2002 e per la cui realizzazione si era battuto strenuamente.

Al suo funerale ho riabbracciato, molti amici che lo hanno conosciuto ed apprezzato, la sua adorata moglie Nadia, sua figlia Silia e, in particolare, Giorgio (oggi residente a San Francisco) che in passato aveva pubblicato, con Edizioni Cofine, il romanzo breve “Tra le stelle, la polvere e i fucili”, terzo classificato nella XII edizione del Premio Vico del Gargano.

Il libro, l’11 dicembre 2010 fu presentato a Roma in via P. Romualdo Pirotta 95, presso l’Associazione Culturale La Farandola dal prof. Giuseppe Massara (docente Università Roma La Sapienza), dalla prof.ssa Lilia Bellucci (docente al Liceo Scientifico F. d’Assisi), dalla prof.ssa Rosa Gulletta (già docente alla Media Salvo D’Acquisto).

Al funerale mi ha particolarmente colpito che la moglie Nadia e i figli di Leonardo mi hanno confermato che il nostro giornale “Abitare a Roma” e noi eravamo nel suo cuore. Affetto da noi corrisposto, da lunghi anni.

Ma soprattutto mi ha commosso il discorso dedicatogli dal figlio Giorgio e da lui letto, trattenendo il pianto. Ho poi chiesto a Giorgio di offrirlo ai nostri lettori che ora possono apprezzarlo qui di seguito.

Giorgio Galli per suo padre Leonardo

«Mio Padre era un uomo giusto, era un uomo buono, era un capofamiglia che ha lavorato duramente fin da adolescente, un politico che si è sempre adoperato per la comunità, era un credente, un appassionato di storia, uno scrittore, uno zio, un fratello, un amico. Soprattutto era un marito amorevole, un nonno fantastico, ed un padre eccezionale.

Per me, era semplicemente e profondamente Papokkio.

Mio Padre è morto senza soffrire, tra le braccia di chi gli voleva bene. Era anziano, ha vissuto una bella vita, non facile, ma bella. E di questo sono grato.

Sono anche grato per tutti questi anni di profondo amore, per i suoi racconti, per i valori che mi ha tramandato, per le lezioni che mi ha insegnato. Sono grato per i suoi abbracci, per le sue risate, per i suoi scherzi, per i suoi sorrisi, ed anche per i suoi silenzi.

Mio Padre aveva questo sguardo fugace, ma profondo. Non ti guardava spesso negli occhi, perché nei suoi occhi buoni vedevi tutte le sue esperienze, le sue gioie ed i suoi dolori, i suoi sentimenti. E lui era un uomo di altri tempi, tutto d’un pezzo, che non voleva mostrare completamente la sua sensibilità. Ma quando lo faceva, quando ti guardava negli occhi, con quei suoi occhi buoni, ti sentivi la persona più importante del mondo.

Mio Padre era un combattente. Negli ultimi 10 anni è stato un continuo susseguirsi di incidenti e problemi di salute. Grazie alla sua tenacia e all’amore ed attenzione di mia madre e di tutta la famiglia, nonché di bravi medici e fisioterapisti, ha sconfitto queste avversità.

Ma da giorni qualcosa era cambiato in lui. Aveva gli occhi stanchi, e un sorriso sereno ma rassegnato. Dopo tante incredibili battaglie, Papà ha deciso di non combattere più, e si è affidato al destino, si è affidato a Dio.

Caro Papà, questo vuoto immenso che sento dentro è il dolore più grande della mia vita. Questo dolore che si irradia nel petto e che cerca di prendere il sopravvento, non passerà mai. Lo conserverò gelosamente e lo trasformerò — da vuoto incolmabile in tua presenza — questo dolore sarà la tua presenza nel mio cuore. E ti porterò sempre con me, ovunque andrò, fino alla fine dei giorni.

Riposa tranquillo Papokkio bello, noi staremo bene e continueremo la nostra vita onorando la tua. Dormi sereno, e un giorno ci riabbracceremo.

Tu sarai per sempre mio padre, ed io sarò per sempre tuo figlio.

Ti voglio bene Papà».

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Elegia per un costruttore di ponti

Riceviamo e pubblichiamo infine questo elogio dell’amico amico poeta Gianpaolo Colangeli in arte “Pepito” dedicata a Leonardo Galli

Elegia per un costruttore di ponti

«Ponti non di acciaio, ma d’asfalto mattutino, di strisce pedonali davanti alle scuole, di palazzi che albergano nidi di voci.
La tua opera, Leonardo, era fatta di sguardi incrociati sui banchi, di mani piccole
che stringevano matite come fossero ali.

Ti dicevano “assessore”,
ma il tuo regno era il cortile di una scuola, il rumore delle campanelle all’intervallo.
Costruivi con pazienza d’architetto ponti tra periferia e mondo, porti di quaderni e libri, dove ogni segno era promessa di un approdo sicuro.

Con Nadia, che nei bambini vedeva i primi germogli del possibile, custodivi Giorgio e Silia, colonne del vostro cielo privato.
La tua casa era un prolungamento della scuola, un edificio di sguardi
dove ogni giorno era un capitolo da leggere insieme, a voce alta.

Sei andato via come un lampo in un cielo di ordinaria amministrazione, un cuore stanco ha piegato la pagina a metà di un progetto ancora aperto.
Ma i ponti, lo sai, resistono.
Li percorrono passi leggeri,
voci che declinano verbi al futuro, domande che fioriscono come ciclamini
sull’asfalto dei quartieri di Roma.

E ogni bambino che attraversa la strada
tenendo la mano di un compagno, ogni maestra che dispensa sillabe
come semi, ogni genitore che aspetta al cancello col sole o con la pioggia,
porta un mattone invisibile,
per tenere in piedi il tuo cantiere, per continuare la scuola del mondo che sognavi e professavi.

Ciao Leonardo costruttore di ponti.

Ciao “PAPOCCHIO” di noi tutti».

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